domenica 28 dicembre 2014

Bianco Natale, finalmente!

Non so se lo ho mai detto, ma io adoro il freddo. Il freddo nordico che ti tiene sveglio e che profuma di neve.
Strano per una sarda, eh?
Questi ultimi inverni caldo umidi mi hanno disgustato, con quei cieli grigiolini e quell'odore di muffa nell'aria.
Oggi sono tornata incontro alla neve, a Castelluccio di Norcia e quanta ce n'era!
Che meraviglia, le cime dei Monti Sibillini erano avvolte dal bianco, nuvole, neve, nebbia, tutto bianco e magico.
Un soffice silenzio che ha reso speciale questa giornata.
Il Natale, al di là del proprio credo religioso, è una festa dell'anima, e quest'anno me la sto gustando con calma, leggendo dei libri, sorseggiando del the caldo, guardando dei film e anche preparando delle nuove lezioni da fare a scuola ne prossimi mesi.
Una bella nevicata rende queste vacanze veramente tali, senza dover fare chilometri e chilometri per avere un tocco nordico, speriamo che domattina i fiocchi abbiano ricoperto anche la città.
Che dire, mentre tutto il mondo corre e si affanna io stacco la spina, mi metto a guardare e ad ascoltare.
Buone feste a tutti!


mercoledì 17 dicembre 2014

Delirio prefestivo

Natale nella mia scuola significa spettacolo a teatro. Significa fare un tour de force da Ottobre a Dicembre per condividere un tema tra tutte le colleghe, preparare la sceneggiatura con l'aiuto di un'esperta, impostare il coro, trovare i fondi per pagare il teatro, la sicurezza, il fonico ecc.
Significa anche fare feroci litigate durante le interminabili riunioni in cui proprio non si riesce a comunicare.
Significa dire che basta, è l'ultima volta, perchè il tempo scuola è troppo risicato per fare tutte queste attività; la tachicardia si affaccia un giorno sì e uno no e le orecchie mi dolgono per il chiasso irrefrenabile dei 210 bambini della scuola.
Venerdì è il grande giorno. Batticuore, nervosismo, speriamo che vada tutto bene, ma sopratutto che il rumore dietro le quinte non copra chi sta in scena.
Sappiamo tutte che la fatica sarà premiata.
Sappiamo bene che l'anno prossimo lo faremo ancora e che cercheremo di fare sempre meglio.
Perchè noi siamo maestre e non molliamo, costi quel che costi.


domenica 30 novembre 2014

Quarant'anni e qualche giorno

Sono arrivati anche per me, ma non con un tonfo, o con un boato, ma con una fresca brezza in cui si è condensata tutta la mia vita.
Il 13 Novembre ero strafelice: fin dal mattino ho iniziato a ricevere messaggi d'auguri affettuosi; il primo fra tutti quello della mia Dirigente, che ha avuto per me parole di stima che mi hanno riempito il cuore.
Poi le colleghe, gli amici, le amiche, la famiglia.
Mi sentivo speciale per tanti motivi.
Ho percepito l'intera mia vita come un regalo inestimabile, un fiore raro che inizia a sbocciare solo ora, bagnato dalla rugida del mattino.
Quarant'anni di me. Questo ho pensato.Quarant'anni in cui ho avuto una mamma e un babbo che mi hanno regalato la vita, e non potevo che volare da loro per festeggiare.


La Penisola del Sinis

Mi guardo allo specchio e vedo delle rughette intorno agli occhi, ma dentro c'è una luce nuova, una profondità che mi piace, una consapevolezza che mi fa sorridere.
Mi sento così giovane, così piena di energie...
Avrei voluto scrivere prima sul blog, ma sono presa da un vortice di impegni che mi appassiona e le giornate iniziano e finiscono senza che io me ne accorga.
Il musical che metteremo in scena a Natale con la scuola, il progetto Erasmus che inizia a concretizzarsi, il mio primo progetto ETwinning...ci sono così tante cose da portare avanti!
Anche se in ritardo, voglio condividere con tutti la mia gioia di vivere!


domenica 26 ottobre 2014

La mia marcia per la pace

E' un post in ritardo di una settimana, questo.
Ho lavorato sodo per riuscire ad avere il fine settimana libero da impegni scolastici per cui non sono riuscita a scriverlo prima.
Ebbene, la scorsa domenica ho realizzato un piccolo sogno: ho partecipato alla marcia per la pace ad Assisi.
Mi sono unita ad un piccolo gruppo di Spoleto che aveva noleggiato un pulmino fino ad Assisi, dove ci siamo uniti al resto del corteo che arrivava da Perugia, creando un lungo serpentone che arrivava dalla chiesa di S.Maria degli Angeli fino alla Rocca che domina la città dall'alto.
Il sole splendeva spietato, io mi sentivo felice come una Pasqua perchè quella era la mia giornata.
Dopo poche centinaia di metri il mio gruppo ha deciso di fermarsi già per il pranzo, per cui ho proseguito come un fulmine da sola, diretta alla Basilica, seguendo il flusso colorato di persone di ogni parte del mondo.
Tantissimi giovani, anche bambini, formavano un fiume di energia contagiosa che mi ha fatto sorridere per tutto il giorno. La meglio gioventù, anche di spirito, era lì.
Dopo i primi chilometri i pantaloni mi si erano appiccicati addosso come una guaina anticellulite, sudavo da morire, finchè ho riparato in un bar per un gelato dissetante e per liberarmi della canottiera.
In piazza della Basilica sono riuscita a passare a fatica, per quanta gente c'era; ho ammirato la piana sottostante, la colline, i campi arati, l'orizzonte azzurro, gli ulivi dalle foglie lucenti. Tutto risplendeva, quella natura amica tanto cara a Francesco incorniciava la speranza di migliaia e migliaia di persone che credono nella vita. E anche una semplice marcia può dare un segnale.
Una volta arrivata alla Rocca mi sono rifocillata allo stand degli agricoltori: bruschetta all'olio, succo di frutta, parmigiano e acqua.
Mi sentivo al settimo cielo, in compagnia di me stessa.
Mi sono sdraiata sull'erba fino alle prime note della canzone "Imagine", cantata da un ragazzo dalla voce portentosa che si esibiva da un palco.
A quel punto mi sono seduta sotto al palco per cantare a squarciagola, mentre lo spiazzo si riempiva piano piano.
Che bella sensazione di gioventù!
E non è mancata l'occasione di imbattersi in tipi strani, ognuno sembrava libero di dire la sua.
Ho assaporato attimi di assoluta perfezione, poi è iniziata la marcia al contrario, per tornare al pulmino, ricongiungendomi al mio gruppo.
A quel punto la città era sul punto di esplodere: uscite ed entrate in tilt, i vicoli erano diventati strade a senso unico, ancora arrivava gente.



Per me è stato anche un modo per andare un po' più vicino ai miei quarant'anni
(manca poco ormai) facendo pace con me stessa in un abbraccio che accoglie ogni parte di me, vizi e virtù; un modo di dirmi e ricordarmi che la vita che vivo è proprio come l'ho disegnata io e che sono davvero felice.

sabato 18 ottobre 2014

Questo magico Ottobre



Passerà alla storia questo tiepido e luminoso mese di Ottobre; nonostante da noi sia anche arrivata la pioggia, io continuo ad allenarmi in maniche corte, assaporando ogni minuto all'aperto.
I boschi mi appaiono come un caldo nido, gli scorci mi diventano sempre più familiari e le mie giornate hanno un ritmo che mi piace.
La mia mente tesse trame preziose intrecciando ricordi e desideri.
Ogni volta che mi trovo davanti a qualcosa che devo fare ma che mi mette in ansia penso:" Farò anche questo, con calma. Ce la farò".
Prima di tutto recito daimoku, poi cammino. Apro la mente e i polmoni.
Imparo cosa vuol dire resistere.
Ieri mentre camminavo in una ripida salita e sentivo il cuore nelle orecchie, ho iniziato a pensare all'amore.
Tutti ne parlano, ne parliamo, è la cosa più importante della vita.
Mi colpisce sempre quando sento di storie d'amore arrivate al capolinea, magari erano coppie che io ho sempre ammirato e per me rappresentavano l'esempio dell'amore perfetto ed eterno.
Più di una volta mi sono chiesta dov'era finito qell'amore che le univa.
L'amore, insomma, se è amore, finisce oppure no? O meglio, finisce con la concluione di una relazione, automaticamente?
E' amore solo se dura per tutta la vita? Solo se è sempre lineare, fedele, esclusivo?
Nella mia vita ho amato molto. Dopo storia finita mi sono chiesta se era stato amore.
Gli anni sono passati e le risposte non sono mai arrivate, ad un certo punto ho smesso di chiedermelo, evidentemente non era poi una domanda ben posta.
Poi, ad un certo punto, recentemente ho percepito chiaramente che l'amore non finisce mai, semplicemente si trasforma.
Così come l'energia, l'amore si trasforma e vive le sue vite, aprendo e chiudendo le danze in maniera sorprendente.
Ma no, non finisce, forse si nasconde.
E l'amore non può essere misurato in gradi, non lo si può afferare per intero, non sempre.
C'è una persona in particolare che non potrò mai cancellare; conosciuto nel 1991,allora ero semplicemente unan bambina che sognava il principe azzurro.
La distanza non ci ha permesso altro se non lunghe lettere e telefonate, per circa una decina d'anni, mentre ognuno viveva la sua vita.
Poi il silenzio, il perchè non lo ricordo.
E di nuovo, rirovarsi grazie ad un banalissimo contatto che ti appare su whatsapp (una volta tanto serve davvero) e ritornare indietro di 23 anni.
Per cosa? Per recriminare e rimpiangere?
No, per ringraziare, per provare gratitudine, perchè sotto i sedimenti del tempo, quello era amore ed è amore, nel senso più ampio del termine.
E tutto l'amore che abbiamo provato e proviamo illumina la nostra esistenza e la rende speciale e ci fa percepire quanto la vita sia speciale e miracolosa.
Tutto è coerente, dall'inizio alla fine.

domenica 12 ottobre 2014

Quando la scuola occupa tutto il mio tempo (quasi)

La scuola ti rimane addosso tutto il giorno, tutti i giorni, nel bene e nel male.
Sempre più nel bene, per fortuna.
Venerdì ho di nuovo raggiunto il colle, due ore e mezza di camminata, non mi sentivo neanche più le gambe.
La salita è stata micidiale, non avevo digerito e più volte mi sono dovuta fermare perchè pensavo di collassare. Grr...
La sera ho rivisto dei vecchi amici ad una cena in taverna, per la festa medievale a Trevi, bellissimo borgo vicino a Spoleto.
Ero così stanca che penso le mie pupille avessero la forma di un letto.
Finita la cena mi sono defilata velocemente...
Ieri, sabato, ho passato quasi tre ore a preparare una lezione di arte per martedì. Tanto tempo per studiare e realizzare poi un power point scadentino, ma di meglio non so fare.
Finito questo, ho scelto dei testi da proporre durante la settimana (compreso il prologo del libro di Malala), poi ho iniziato a studiare la Riforma Renzi sulla quale dobbiamo esprimerci entro un mesetto.
In un attimo era già ora di cena, mio marito che brontolava perchè non si capacita del perchè io anche nei fine settimana abbia sempre a che fare con la scuola.
Giuro che non è colpa mia! E poi perchè non mi sono ancora messa a correggere quella sessantina di verifiche che mi guardano storto dalla scrivania, altrimenti non mi sarei potuta gustare neanche un film, come invece ho fatto, dimenticando momentaneamente i miei doveri.

Oggi è domenica, mi sono alzata presto per studiare inglese e fare i compiti, perchè domani ho lezione nel primo pomeriggio.
Poi un po' di pulizie, una passeggiata, ed è passata anche metà della domenica.
E' tutto un gioco di incastri.
Con questo sole bellissimo non potevo mancare il mio allenamento; alla fine della salita mi sono imbattuta in un terribile cagnolino abbaiante che mi è corso addosso e stava quasi per assaggiare un mio polpaccio. Io ho paura dei cani e ho iniziato ad urlare come una pazza, respingendo la fera come potevo; non ho risparmiato neanche la padrona che non lo portava al guinzaglio.

A quel punto credo di aver già bruciato parecchie calorie, ho continuato il mio percorso purtroppo disturbato dai camminatori domenicali che invadevano il bosco.
Sono tornata a casa per nulla rilassata e affannata perchè era ora di preparare il pranzo...ora per fortuna un po' di relax e un pisolino.
Domani è un altro giorno, e si vedrà!

giovedì 9 ottobre 2014

Se questa non è violenza, allora cos'è?

Appena messo piede a casa oggi, dopo le mie sei ore passate a cercare di imparare/insegnare qualcosa di positivo, sono stata pugnalata dalla notizia del ragazzino di Napoli brutalmente seviziato da due ragazzi più grandi.
Orrore, orrore e ancora orrore.
Ma il peggio doveva ancora venire.
Qualche ora più tardi ho sentito l'intervista alla madre del povero malcapitato e non credevo alle mie orecchie.
Nonostante il figlio in fin di vita ha parlato dell'avvenimento come di "uno scherzo","una bravata" e ha affermato di non poterlo definire "violenza", in quanto "violenza è una parola molto grossa".
Se una madre stessa dice questo...
Come si fa a non considerare un episodio del genere violento?
Se questa non è violenza, che cosa è?
Io non ho parole. Non saprei definire altrimenti un episodio tanto brutale e disgustoso.
Mi auguro che ci sia una punizione esemplare e che sopratutto si chiamino le cose con il loro nome.

domenica 5 ottobre 2014

Avanti, un passo dopo l'altro!

Non ci credevo neanche io all'inizio.
Invece stavolta ho vinto io, ho avuto la mia rivincita.
Da bambina ero davvero impedita nel camminare in terreni accidentati, i miei mi lasciavano sempre indietro, mentre i miei fratelli zompettavano come caprette in mezzo ai boschi e tra le rocce.
Io avevo paura degli insetti, paura di graffiarmi le gambe con le erbe secche e spinose, paura di cadere, paura di non tornare indietro.
Finchè un mio amico non mi ha ispirato ad iniziare a camminare in mezzo ai boschi che circondano Spoleto, in percorsi ricavati tra vegetazione e dirupi, in un saliscendi continuo che toglie il fiato, anche per la bellezza del panorama.
Al'inizio ho camminato fino alla prima salita, poi alla prima panchina dopo questa, poi fino ad un altro punto...poi ho finito il percorso, un'ora di fatica intensa a tutta velocità per paura di incontrare le vipere, di cui ho una paura dannata.
Avevo paura a fare questo percorso da sola, ora non più, ora sono diventata autonoma, conosco il sentiero nei suoi mille sassi, nei punti in cui si può scivolare; cammino e respiro il verde muschiato che piano piano si fa più umido e fangoso.
Il mio corpo resiste, è più forte, i miei piedi sempre meno esistanti, più sicuri.
La settimana scorsa ho percorso i 5 km in salita fino al monte, pensavo che il cuore si sarebbe fermato, tanto batteva forte, ma non l'ha fatto.
Sono arrivata alla fine, ho baciato il sole e di nuovo nel fitto del bosco, prima che fosse buio.
Oggi ho percorso 15 km ( di cui solo gli ultimi 5 quasi di corsa)e non sento un muscolo che duole.
Un passo dopo l'altro ho imparato a dominare la mia mente.
Gestire il mio corpo mi ha aperto un varco in una Tina che non conoscevo.
Nuova e vecchia insieme.
E ora non posso più fermarmi, per me è un allenamento corpo mente che mi aiuta a disciplinare i pensieri e spostare i miei limiti un po' più in là.
Dovrò imparare ad organizzarmi in vista dell'inverno che sta arrivando, ma non voglio rinunciare e questo appuntamento con me stessa.
Così, settimana dopo settimana, sto andando incontro ai miei 40 anni con parecchi chili in meno e tanta leggerezza!

sabato 20 settembre 2014

la solitudine dei bambini ( a volte)

Chi a scuola è stato tra i primi della classe forse ha provato la sensazione di essere invisibile per l'insegnante, almeno il più delle volte.
l'attenzione di noi maestre è sempre risucchiata dagli alunni in difficoltà, che a volte lo sono a causa della loro inerzia, della loro mancanza di volontà, ma è proprio con loro che ci dobbiamo misurare, accogliendo la sfida.
Nella suprema missione di "far colmare le lacune", "far raggiungere gli stessi obiettivi", "dare le stesse possibilità", sono coinvolti anche i bambini più bravi, quelli sui quali l'insegnante può fare affidamento perchè sempre presenti, educati, preparati.
Quei piccoli tutor che sono in grado di sostenere l'apprendimento dei loro compagni meno brillanti, aiutando l'insegnante nel compito di dedicare più tempo a chi da solo proprio non ce la fa.
Questi piccoli angeli custodi a volte però scompaiono, tanto sono bravi, vanno da soli.
l'altro giorno ho iniziato a leggere i temi svolti dai bambini durante le vacanze e i temi di una bambina in particolare mi hanno commosso.
Per prima cosa, mi inchino alla sua bravura: ha raggiunto una padronanza della scrittura incredibile, poi, i contenuti.
Quanta sensibilità, quanta acutezza di pensiero. Quanta voglia di essere vista era stata affidata a quelle righe.
Una richiesta per i genitori, ma indirettamente è arrivata a me.
Quanta saggezza in quella sua giovane testolna, quando si chiede che senso ha che i genitori stiano ancora insieme se poi litigano sempre; che tenerezza quando descrive il compagnetto del quale è innamorata ( eio non me ne ero neppure accorta).
Quanta attenzione le ho dedicato in questi anni? Meno di quanto avesse bisogno, ne sono certa. E allora quest'anno devo rimediare, non farmi assorbire solo dagli ultimi ma anche dai primi.
Dare importanza a tutti è essenziale perchè tutti si sentano apprezzati.
E' l'ultimo anno di scuola Primaria con questi bambini; desidero lasciare in loro un ricordo positivo e solare, perciò il "prendersi cura" diventerà il mio mantra costante.
Incoraggiare, guardare, sostenere, motivare.
La mia grande sfida è inziata!

sabato 13 settembre 2014

Bambini in adozione

Ieri a scuola abbiamo seguito un corso d'aggiornamento sui bambini adottivi e relative problematiche, tenuto da una psicologa che si occupa di seguire le famiglie che adottano, una persona che mi ha colpito per la sua passione e per il suo modo equilibrato di incanalarla nel suo lavoro.
Non sapevo che l'adozione fosse considerata l'estrema possibilità per un bambino che non può essere più accudito da nessuno, tra i bambini ospitati in orfanotrofio sono effettivamente pochissimi quelli che potranno essere adottati.
Prima si deve sempre cercare di aiutarli nel luogo in cui sono nati.
Per aprire il corso è stato proiettato un filmato girato in un orfanotrofio in Africa, uno dei più dignitosi ha detto la dottoressa.
Le lacrime mi sono scese senza che potessi controllarle alla vista di tanta umanità che disperatamente cerca l'amore.
Bimbi piccolissimi che vengono nutriti poggiando sulle sbarre del letto un biberon, perchè gli operatori sono pochi e devono occuparsi di tanti altri bambini.
La mancanza di contatto fisico ed emotivo crea in loro una serie di piccoli traumi che incideranno a lungo (a volte per sempre) sui loro processi di pensiero, portando anche a difficolta di apprendimento.
La fame più forte che sentono è quella di una figura adulta che fornisca una verbalizzazione per accompagare le azioni quotidiane, senza la quale i bambini non riescono a costruire le categorie mentali (e un domani non riusciranno a trattenere le informazioni in memoria), di una carezza,di uno sguardo che faccia capire loro che esistono.
Mamma mia, credo che non dimenticherò più quella solitudine nei loro occhi.
Poi ho realizzato che per quanto fortunati, anche i bambini che vivono qui, in Italia, con i loro genitori, piano piano stanno sparendo nel marasma dei problemi degli adulti.
Non si sente quasi più parlare di infanzia e dei bisogni dei bambini, se non quando questi vengono abusati.
Non si parla di bambini felici. Del diritto ad essere felici (di grandi e piccoli).
Tacendo sui diritti dei piccoli, le spese continuano ad essere quelle per mantenere i politici che gozzovigliano; ma quando saremo veramente stufi da ribellarci?
E' intollerabile per la mia mente che una persona guadagni così tanti soldi e si continui a dire che per risanare i conti bisogna togliere i soldi alla scuola e alla sanità.
Vergona!

giovedì 11 settembre 2014

Per tutte le maestre


Ci sono anche tanti maestri, ma questo augurio speciale è per loro, per quelle come me, per le maestre.
Perchè le maestre sono prima di tutto donne, e poi a volte anche mogli e anche mamme.
Perchè le maestre vengono spesso bistrattate ma sono le persone che i bambini ricorderanno per sempre.
Qeste piccole grandi maestre che a ogni giro politico subiscono riforme disinformate, bastonate mediatiche, vilipendi genitoriali.
Queste donne cocciute che non smettono di cercare e promuovere la cultura, il bello e la giustizia sociale, anche usando i propri mezzi materiali per sopperire alla cronica mancanza di fondi.
Queste donne determinate che per coprire i muri scrostati di una scuola passano l'estate a preparare cartelloni colorati.
Queste fragili maestre che a volte rischiano l'esaurimento, quando viene chiesto loro l'impossibile; perchè dietro ad ogni maestra c' è una donna con i suo umori, le sue speranze, le sue debolezze e non le si può chiedere la luna.
Un grande in bocca al lupo alle donne maestre che silenziosamente e pazientemente stanno costruendo il futuro di milioni di bambini!
Che sia un nuovo anno scolastico pieno di valore!
Visto che io sono una maestra sognatrice...ecco qualche immagine per andare oltre...


Volgere lo sguardo verso ovest

Navigare verso nuovi porti

Riposarsi in un calmo lido, per riprendere fiato


Ancorarsi bene ai luoghi del cuore, per non naufragare



mercoledì 10 settembre 2014

Se un giorno l'uomo...

Dopo l'alluvione della mia terra, con i suoi morti, ancora un'altra terra devastata: iL Gargano.
Terra natia dei miei carissimi amici Rita e Francesco, terra accogliente che in un lontano inverno di tanti tanti anni fa è stata per me un caldo nido dove sentirmi a casa.
Leggete l'articolo che Francesco ha scritto alla sua terra.

Ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte per la sua terra.
E' un nostro dovere, il nostro primo impegno.
Nessuno chiuda più gli occhi e la bocca davanti alle torture inflitte all'ambiente.

lunedì 1 settembre 2014

Dov'è il progetto?

Chiara Vigo pur essendo minuta occupava tutta la stanza, con il suo fiero piglio di Maestro. Non artista, non artigiano. Maestro. Il suo laboratorio-museo è pieno di colori e di mare, è una stanza in cui c'è qualcosa di sacro: la lavorazione del bisso, la seta di mare.
Un mollusco del Mediterraneo secerne un filamento per ancorarsi a terra, da questo filamento, con un procedimento ignoto se non al Maestro di turno, si ottiene un filo dorato usato per tessere arazzi preziosi.
Gli egiziani utilizzavano il bisso e le sacerdotesse erano depositarie dei segreti relativi alla sua estrazione e lavorazione.
Poi gli Shardana hanno avuto modo di apprendere questa tecnica e da allora in Sardegna, nell'unico posto al mondo, a Sant'Antioco, di nonna in nipote si tramanda questo sapere dal valore inestimabile.
Il mollusco in questione (Pinna Nobilis) è una specie protetta, Chiara è l'unica persona autorizzata dallo Stato ad estrarre questi filamenti, con una tecnica che non danneggia l'animale.
Ci ha raccontato la magia della sua arte: si immerge dopo aver pregato verso il mare, vestita di una tunica di lino, con la pelle cosparsa di olio di iperico come isolante.
Si tuffa in apnea a 15 metri, con la luna proprizia tra fine maggio e i primi di giugno, quando il vento scalda l'acqua, senza correnti.
Sua nonna si è tuffata fino all'età di 80 anni, poi è toccato a lei.
Lei ha accettato questa missione, che richiede dedizione totale, per non privare l'umanità di questo sapere (forse sarà presto patrimonio immateriale protetto dall'UNESCO).
Il bisso non si vende e non si compra. Il maestro vive delle offrete e delle preghiere degli allievi (visitatori), dona arazzi esposti in varie chiese, oppure in palazzi importanti.
La guardavo rapita, i suoi movimenti sicuri hanno trasformato un informe laniccio ( senza peso, ma incredibilmente caldo per delle particolari proprietà)in un filo reistente, l'oro di cui si parla anche nella Bibbia, utilizzato per confezionare i vestiti dei re.
Lo si può colorare utilizzando estratti di varie piante.
Guaravo il suo viso, la sua serietà di donna forte e selvaggia, che conosce gli abissi anche dell'anima, che sopporta il dolore e la responsabilità con leggerezza.
Avevo gli occhi umidi per la bellezza di quanto stavo guardando, per la bellezza del mondo e della mia Isola.

Cara, cara Sardegna. Così fragile, nelle mani di chi un progetto non lo ha, di chi agisce solo per se stesso, avidamente, divorando il mondo.

Dov'è il progetto di chi ci sta governando?
Dov'è il progetto di chi ha autorizzato che intorno alla Sardegna si trivelli per cercare idrocarburi?
Dov'è il progetto di quel pescatore che accusa i delfini di impoverire il mare, senza capire che è la pesca ad essere esagerata e contro natura?
Potrei continuare all'infinito, perchè pochi hanno un progetto, guidati solo dagli istinti.
Ma noi che lo abbiamo...continueremo a portarlo avanti!
Grazie Chiara Vigo per il tuo esempio!

mercoledì 20 agosto 2014

Quando la sofferenza degli altri bussa alla porta

Negli ultimi dieci giorni la scrittura era morta dentro di me, ero tutta protesa all'esterno, all'azione, dal momento in cui ho saputo di una mia cara sorella-cugina- amica ricoverata all'ospedale in condizioni critiche.
Prima il pianto, poi il mio daimoku per lei, forte e deciso.
Insieme i ricordi di una vita fa, quando tutti i giorni frequentavamo la stessa scuola, sedevamo allo stesso banco, studiavamo di pomeriggio insieme.
Parte del mio nome è anche il suo, e da piccole ci assomigliavamo come due gocce d'acqua.
Ma mentre lei è sempre stata una "piccola donna", in grado di studiare ma anche di cucinare, riordinare, io ero un po' piagnucolona, persa nei miei voli pindarici e poco concreta.
Mi ricordo quando da bambine uno zio la portò al mare, io non trovandola a casa piansi per una settimana.
Senza di lei non uscivo di casa, per quanto ero timida.
Poi siamo cresciute, siamo partite e ora viviamo lontane.
Le vicissitudini degli ultimi anni sono state tante, nella sua vita c'è stato molto dolore, e io ho cercato di starle vicino, quando lei me lo ha permesso.
Non tutti affrontano il dolore allo stesso modo: c'è chi si apre, c'è chi si chiude al mondo.
Le ho parlato al telefono, ma avevo un nodo alla gola terribile, ho dovuto riattaccare quasi subito.
Il pudore di mostrare il mio affetto immenso. Mi sono chiesta se è reciproco, se ancora lei pensa a me come 20 anni fa, o se invece il suo dolore la ha isolata in un luogo nel quale io non posso entrare.
Fa poca differenza saperlo, io le voglio molto bene,e voglio che lo sappia.
Ora sta meglio, e anche io.
Domani finalmente partirò per la mia terra e spero di riabbracciarla.

domenica 10 agosto 2014

La meraviglia di Nam Myo Ho Renge Kyo

Dovevo dedicare un post a questa meravigliosa frase che scandisce le mie giornate da ormai 5 anni.
E' la musica che cura la mia anima e il mio corpo, rinvigorendo ogni mia fibra, che mi restituisce freschezza e giovinezza.
La religione cattolica non mi ha mai convinto,non ho mai provato ristoro nelle preghiere che conoscevo, nè sollievo al pensiero di dipendere da un Dio buono ma non tangibile, che io non capivo.
Con gli anni, non conoscendo altri approdi di fede, ho vagato con lo spirito in subbuglio, cercando di credere nell'Arte, nella Musica, ma non mi bastava.
Cinque anni fa sono stata invitata ad un meeting del Buddismo di Nichiren Daishonin, ho partecipato e non ho più smesso.
Dire Buddismo è molto vago, ce ne sono molti tipi.
Io faccio parte dell'Istituto Italiano Soka Gakkai; seguo il Buddismo ispirato a Shakyamuni che scrisse molti Sutra per spiegare alle genti il suo pensiero; l'ultimo di questi Sutra si intitola Nam Myo Ho Renge Kyo, La Legge Meravigliosa del Sutra del Loto.
Nel Medioevo, in Giappone, un monaco coraggioso di nome Nichiren si accorse che il Buddismo praticato nel suo paese si era discostato molto dalle fonti, producendo infelicità nelle persone ma permettendo al clero di accumulare potere.
Studiò a fondo gli scritti di Shakyamuni e capì che l'ultimo sutra era quello più completo, moderno, quello che davvero avrebbe condotto alla felicità chi lo avesse praticato.
Per queste sue idee Nichiren fu perseguitato, ferito, quasi decapitato ed infine esiliato, ma la sua determinazione fu tale che il suo messaggio e i suoi scritti (Gosho) sono arrivati fino a noi.
Nel 1930 circa un insegnante giapponese, Tsunesaburu Makiguchi, si ispirò alla filosofia di Nichiren per riformare la scuola, che secondo lui doveva portare alla felicità gli studenti, non all'indottrinamento, e fondò la Società per la Creazione di Valore (Soka Kyoiku Gakkai).
Anche lui fu perseguitato e morì in carcere, il governo giapponese mal tollerava queste idee di rivoluzione sociale anti militarista.
Per fortuna nel frattempo aveva cresciuto un successore, Josei Toda, che dopo la Seconda Guerra Mondiale riorganizzò la società, che non riguardò più solo la scuola, ma diventò il più grande movimento religioso laico dei nostri giorni.
Alla morte di Toda subentrò alla guida del movimento, Daisaku Ikeda, ancora vivente, che continua a scrivere, spiegare, incoraggiare per permettere a tutti di trasformare profondamente la propria esistenza.
Il Buddismo della Soka Gakkai è il Buddismo delle gente che decide di assumersi la responsabilità della propria vita al 100%.
Non c'è un'entità superiore a cui rivolgersi, ma una potente energia vitale da risvegliare.
In ognuno di noi è presente questa energia, ognuno di noi è un Budda nel momento in cui recitando Nam Myo Ho Renge Kyo, si risveglia alla propria natura mistica che abbraccia tutto l'universo.
La nosta vita è strettamente unita a tutti gli altri esseri, viventi e non.
Ogni nostro pensiero, parola o azione, forma il nostro Karma, che influenza il nostro modo di essere e agire.
Il fine della vita è essere felici; si raggiunge la felicità creando valore, costruendo karma positivo, dedicandosi a questa meravigliosa legge con il cuore.
Essere buddisti significa agire con coraggio per migliorare la società, raggiungere i propri obiettivi personali e affrontare ostacoli e sofferenze come occasioni di crescita.
Nel Gosho "Il conseguimento della buddità in questa esistenza", Nichiren scrive : -Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. (...) E' chiamata Legge mistica perchè rivela la mutua inclusione tra un singolo istante di vita e tutti i fenomeni. (...) sforzati di credere che Myo Ho Renge Kyo è la tua vita stessa. (...)Se la mente degli esseri viventi è impura, anche la loro terra è impura; ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra. La differenza sta unicamente nella malvagità o bontà della nostra mente.(...) Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda.
E' come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato.
Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall'oscurità innata è come uno specchio appannato che però, una volta lucidato, diverrà limpido e rifletterà la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della realtà.
Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio.
Come dovresti lucidarlo? solo recitando Nam-myoho-renge-kyo. (...)".

martedì 5 agosto 2014

Sentire la terra sotto i piedi

Aver comprato una zappa e qualche seme ha dato un nuovo taglio alla mia vita, una nuova luce.
Da profondità ancestrali è riemerso in me un legame forte con la terra, costruito nel mio inconscio attraverso il sedimentare dei ricordi dei miei nonni e di mio padre che lavoravano la terra.
( Mio padre era un insegnante, come me, cioè io come lui, ma nel tempo libero si è sempre dato da fare tra vigna, uliveto e orto).
Dopo la giusta decantazione dei gesti che affollano una giornata, ritengo di poter affermare che l'essenza della mia vita si può condensare in un "Ora et labora"; intendendo proprio un LABORA con le braccia, con le mani, col sudore che scende a goccioloni dalla fronte.
Per creare un orto con piante commestibili è necessario prima di tutto lavorare il terreno, io e la mia zappa abbiamo quasi finito di rivoltare la terra in cortile anche se non molto in profondità. E'stato divertente,una fase creativa, come quando dipingevo con gusto, senza pensare al poi.
Ma guai a fermarsi e a pensare a se stessi come a dei dilettanti, si potrebbe smettere.
Piuttosto sperimentare, scoprire, chiedere, imparare.
Ho fatto conoscenza con il tarassaco, avevo scambiato quelle foglioline per cicoria, invece oggi tornata nell'orto ho visto un bel fiore giallo al centro della corona di foglie...quindi ho capito. Il tarassaco è l'erba spontanea più diffusa in Italia e ha molte proprietà benefiche per il nostro corpo, in più è gratis. Per cui...
Ogni giorno diligentemente continuo a togliere le chiocciole che preparano imboscate al mio basilico, che ignaro protende le sue foglie verdi e profumate, noncurante del pericolo.
Un'ora vola veloce, annuso il rosmarino, la salvia, guardo con impazienza quei pomodori che non diventano mai rossi...imparo l'attesa.
Porto al sole il vaso dove ho seminato il prezzemolo, poi lo rimetto al riparo per la notte. Farò bene? Chissà, per ora procedo a tentoni, con il gusto di giocare.
MG mi osserva divertito,a volte scettico, mica ci crede che io faccio sul serio!
A lui il compito di annaffiare e ricredrsi.
Quanta felicità in pochi metri quadrati!

sabato 26 luglio 2014

Cosa faccio ora? Cammino...e non solo...

Se non si va da nessuna parte, stare a casa per un mese intero è davvero molto noioso, sopratutto se l'altra metà (MG da qui in poi) sta in ufficio tutto il giorno.
Strozzerei chi dice (con invidia malcelata) che noi insegnanti stiamo a casa tre mesi:
1. non è vero. Infatti stiamo a casa due, per l'esattezza (e non tutti, per esempio io quest'anno sono reperibile, esclusi i 36 giorni canonici).
2. siamo costrette a stare a casa tutta l'estate perchè dobbiamo per forza consumare le ferie visto che durante l'anno non possiamo prenderle.
3. spendiamo un sacco di soldi per viaggi che in un altro periodo dell'anno costerebbero la metà.
Tornerò sull'argomento un'altra volta, semmai.

Fatto sta che la mia routine quotidiana, scandita comunque da rivitalizzanti ore di daimoku, mi sta stretta, per cui ad un certo punro della giornata indosso le scarpe da ginnastica e vado a camminare.
Nei miei percorsi non c'è passato, nè presente, nè futuro.
Non c'è noia, non c'è preoccupazione. Solo la strada davanti a me. I muscoli che tirano, io che mi sento leggera...cammino, cammino. Assolutamente libera.

Poi mi dedico al giardinaggio, si fa per dire. Ogni giorno scendo in cortile ad annaffiare la mia aiuola di piante aromatiche. La salvia è rigogliosamente profumata, il rosmarino finalmente si è vestito a nuovo, la maggiorana è fiorita, l'origano...non so...non lo riconosco! Ho colto delle foglioline che a mio avviso odorano di origano, ma non sono certa che lo sia!
Mi sento come il Piccolo Principe che cura la sua rosa.
Ho messo a dimora due mesi fa una pianta di pomodori che è cresciuta tantissimo ed è carica di frutti; alcuni li abbiamo già mangiati.

Ieri ho messo a dimora una bella piantina di lavanda.
Ora però mi servono degli attrezzi seri, perciò andrò a comprare una zappa, perchè ora che ho iniziato non voglio fermarmi.
E poi vorrei produrre del compost usando gli scarti vegetali della cucina...se qualcuno ha qualche informazione a riguardo si faccia avanti, per favore!
Anche MG, nonostante le prime rimostranza imputabili solamente alla sua annosa pigrizia, ora è pieno di cure e amore verso questi esserini vegetali.
Ho deciso che per i suoi 50 e i miei 40 (AIUTO!!!) pianterò due alberelli.
Penso a degli agrumi, ma chissà...i miei sogni potrebbero portarmi altrove.
Intanto abbiamo ritinteggiato la camera da letto.
E' importante rinnovarsi sempre e che ogni giorno sia un punto di partenza, non solo di arrivo!



mercoledì 23 luglio 2014

La Grande Bugia

Sì, copio il titolo del celebre film, sconvolgendolo un po', visto che di bellezza ne vedo così poca.
La mia delusione in merito alle ultime vicissitudini politiche è cocente, nutrivo una speranza che giorno dopo giorno è quasi svanita. Lo dico con freddezza e nello stesso tempo con la determinazione di fare comunque la mia parte nella ricerca della verità.
Ancora i mass media cercano di abbindolarci con notizie di contorno: la Costa Concordia che riemerge, il caldo afoso (che non c'è), le ultime tendenze dell'estate (mi chiedo chi le segua, visto che nessuno ha più una lira) ecc ecc.
La riforma del Senato che pare essere ciò che noi italiani desideriamo più di ogni altra cosa...balle, balle e solo balle.
Noi italiani col senno (spero, come me) vorremmo sapere che ne sarà di questo Paese.
Vorrei (meglio parlare per me) sapere che fine fanno tutti i migranti che sbarcano quotidianamente nel sud Italia. Dove vanno a finire? Perchè questa emergenza non è l'argomento principale di discussione dei politici e dei cittadini?
E' stolto l'uomo che crede di poter vivere felice senza farsi toccare dai cambiamenti feroci in atto, è impensabile che un gruppo di persone viva e sprechi le risorse economiche e naturali quando alla porta di casa bussano milioni di disperati.
E poi le guerre, assurde. Gli interventi diplomatici che avvengono quando ormai le crisi sono in atto da tempo. E questo stupido e miope modo di pensare solo al proprio Stato, sempre in piccolo, senza una visione che includa tutta l'umanità, i diritti e i doveri di tutti gli uomini, perchè in fondo siamo tutti uguali.
Io non ci sto.
Non giro la testa dall'altra parte, cerco una guida, una sfida per ricominciare, perchè chi ha la testa deve usarla.
Non è tempo di nichilismo nè di frivolezze: è tempo di unione, di lotta, di creazione di valore.
Ci sono idee nuove in giro, non è vero che non c'è più niente da fare, che tutto è perduto.
Leggete per esempio il libro "Daisaku Ikeda- Idee per il futuro dell'umanità" di Antonio La Spina.
Sono orgogliosa di avere scelto questo uomo straordinario come mio Maestro.
Lo spirito giusto è "Da ora in poi!" e "Se non ora, quando?".
Rita Levi Montalcini disse: " La scelta di un giovane dipende dalla sua inclinazione ma anche dalla fortuna di aver incontrato una grande maestro".
Questa è la verità.

venerdì 18 luglio 2014

Meraviglia d'estate

Ci sono voluti ben 16 anni di permanenza in questa regione per poter finalmente godere dello spettacolo della fioritura a Castelluccio di Norcia.
Nel Pian Grande, coltivato a legumi e cerali, tra fine giugno e luglio, sbocciano fiori dai colori accesi che tingono i prati di arcobaleno, sfumature incredibili che solo i pittori più bravi potrebbero riprodurre.
Le mie banali foto nulla sono se non un vago ricordo del meraviglioso letto di petali che oggi ho ammirato.
Era tutto un ronzio di api, mosche, bombi, tutto un volo di farfalle leggere, mille carezze del vento sui fili d'erba che si piegavano formando morbide onde.
E poi le spighe che sussurravano delicatamente sui loro steli d'oro.


Ancora una volta il contatto con la natura mi ha riempito l'anima di profumi nuovi.



Per ammirare da vicino questo piccolo grande miracolo c'è un reticolo di sentieri che orlano i campi. Mi sono seduta vicino ai fiordalisi color indaco e ho respirato con profonda gratitudine. Felice.



mercoledì 16 luglio 2014

Ma dove vanno a morire i gatti?

Vorrei proprio saperlo.
E' successo di nuovo: un altro dei "miei" affezionati gattoni è sparito. Il più bello, quello che stava meglio (apparentemente). Domenica sera era al solito sotto la mia finestra a guardarmi, speranzoso in qualche avanzo.
Non sono scesa in cortile, non avevo niente da dargli, ho pensato:"domani".
E quel domani mi è sfuggito di mano, lui non c'è più.
C'è qualcosa di misterioso in queste sparizioni, ho cercato per tutto l'isolato, negli orti vari, ma niente. In una anno sono spariti tre gatti (senza contare i piccoli uccisi da quell'assassina che ora tengo d'occhio).
Sarà stato avvelenato? Da chi? Sarà stato investito? Ma dove? lui non usciva mai dal cancello!
La vita misteriosa di questi animali mi affascina, dove li conducono le loro buffe zampette? E' struggente non vederlo più, non sapere che fine ha fatto.
Una volta ho sentito dire che i gatti si allontanano per morire...è vero?
Sono immensamente triste.

lunedì 7 luglio 2014

Isole - Ortigia



Senza la deriva in un'isola non potrei sentirmi profondamente presente in questa terra, in carne, ossa e sensi.
Sarà perchè l'isola è il luogo che mi ha accolto per primo, che mi ha fatto desiderare di andare oltre i limiti, per poi tornare, eternamente.
Gli isolani sono diversi, guardano sempre verso un altrove che gli altri non vedono, forse l'orizzonte, dopo le strade, dopo la terra, nel mare.
Il mare mi rende diversa, più vicina a ciò che veramente sono, anche se mi percepisco così bene raramente, da quando ho lasciato la mia di isola.
Ortigia mi ha accolto in una caldo pomeriggio insieme ad un profumo intenso di oleandri dal colore sanguigno.
Attraverso un ponte mi sono intrufolata in un reticolo grazioso di vie e di piazze abbacinanti.



Per capire Ortigia bisogna camminare in tutte le direzioni, attraversarne tutte le piazze, curiosare negli angoli, sporgersi dalle ringhiere del lungomare e respirare il vento salino.

I greci la scelsero per farne una grande e fiorente città, famosa in tutto il Mediterraneo.
La mitologia è cucita alla realtà, il passato al presente.
L'abbraccio del mare mitiga il caldo spietato, per far godere lunghe giornate senza tempo.

Piazza Archimede

Una piazza ricorda che questa città diede i natali ad Archimede, ricordato con una bella manifestazione dal 3 al 5 luglio, occasione ghiotta per chi ama le piazze brulicanti di gioventù, musica e arte.
Tempio di Apollo

Ho trascorso di giorni bellissimi durante i quali ho avutom il piacere di farmi incantare dall'arte oratoria dei siculi.
Durante la visita al teatro greco (Siracusa ha il secondoparco archeologico d'Italia)una guida molto somogliante a Toni Servillo (ma con una folta chioma)ci ha decantato i fasti delle città, l'intreccio di popoli, tiranni, re, artisti, tragediografi che ne hanno costrutito la fama.
Emozionante vedere la cavea rivolta verso il mare e sentire alle proprie spalle una fresca cascata d'acqua, immaginado le 15.000 persone che un tempo assistevano agli spettacoli, privilegiati forse senza saperlo.

Ma ancora più emozionante l'incontro con la caparbiertà di un popolo che non soi arrende, ma questo è un altro post.


Teatro greco di Siracusa


venerdì 27 giugno 2014

La matematica saggia dei bambini

Da quando nella nostra vita è arrivata la piccola Lucrezia (5 anni)c'è un nuovo rito estivo: un week-end di fine Giugno a Senigallia, bella località sull'Adriatico
( certo, nente a che vedere con la Sardegna), che mi piace sopratutto per l'ottimo cibo che si può gustare nei vari localini!!!
I genitori di Lucrezia sono due cari amici, amanti della buona tavola e ottimi cuochi(e longilinei, per loro fortuna) per cui ogni occasione è buona per assaggiare nuovi piatti e nuovi vini.
Mentre i due cuochi si prodigavano nella preparazione dei tacos con tonno pinna gialla e verdurine, io e Lulù giocavamo in spiaggia, cercando di ammazzare il tempo che mancava fino al pranzo.
Certo che è impegnativo intrattenere una bambina sveglia, con una parlantina spiazzante e piena di energia.
Io al mare mi impigrisco, in fuga dal sole, cerco di farmi piccola piccola e nascondermi sotto l'ombrellone, per uscire poi solo per fare un tuffo nel blu.
Con i bambini intorno invece niente relax.
Dopo aver fatto castelli e formine le ho proposto di modellare delle palle di sabbia; dopo la prima esistazione ci ha preso gusto e ha inizato a mettere in fila una pallina dopo l'altra.
Ad un certo punto, tutta contenta ha esclamato di aver vinto:conta già fino a 14!
Mi ha colpito vederla contare a due a due: 2, 4, 6, 8, 10.
Dieci palline! Senza volerlo aveva usato la tabellina del due.
Che bello, mi son detta, e pensare che certi bambini non riescono a contare così neanche a 7 anni!
Allora mi sono spinta più in là e le ho chiesto:" Dividiamo le palline in due parti uguali? Una per te e una per me. Quante me ne dai?" (difficile smettere di essere una maestra, neppure al mare ci riesco).
Lei mi ha guardato perplessa, non capendo questa storia del dividere.
Io, cocciuta, le ho ripetuto di "distribuire" le palline...la sua risposta mi ha ricordato che i bambini sono molto pratici e seguono una logica che noi neanche immaginiamo: " Io le palline non le distribuisco perchè le ho fatte per me, tu hai le tue, non voglio fare nessuna divisione".

martedì 24 giugno 2014

Lo sforzo di ricordare

Raramente ho scritto sul retro delle foto la data ed il luogo, in un impeto di enorme fiducia nella mia memoria, pensando che certi momenti sono stati così belli che li avrei avuti ben chiari in mente per sempre.
Poi gli anni sono andati per conto loro, carichi di ricordi da classificare, informazioni da processare, sono iniziate le peregrinazioni con i miei carichi di scatoloni e oggetti che ad un certo punto ho iniziato "sbadatamente ad abbandonre", per far posto al futuro.
Così, durante il mio ultimo soggiorno dai miei, ritrovare delle foto che non vedevo da tanto ha scombussolato tutto il mio archivio mnemonico.
Caso più unico che raro, nel retro delle foto c'era scritta la data: Marzo 2002, ma io ero sicura che le persone ritratte le avessi conosciute prima, e nel 2002 non mi trovavo assolutamente lì, a Canazei.
E' incredibile quanto questa cosa mi abbia messo in crisi: ho iniziato a frugare nei cassetti per cercare altre foto con la data, in modo da collegare spazi e tempi, ho riesumato voci e volti, episodi, cercando di incasellare gli avvenimenti della mia vita degli ultimi 15 anni.
(Cecilia, ho ritrovato delle lettere che mi hai scritto da Granada).Ho chiamato la persona della foto, ritrovando emozioni.
Purtroppo neanche questo è servito a svelare il mistero di questo marzo 2002, le date non erano sfuggite solo a me.
Allora ho chiamato mio fratello, visto che alcuni momenti delle nostre vite si sono intrecciati strettamente...e mi ha confermato che io nel 2002 non ero in Trentino, come ricordavo.
Insomma, sono passati due mesi in cui mi sono scervellata, poi riprendendo in mano tutte le foto...giro QUELLA FOTO e...: era marzo 2001. GRRRR...avevo letto male la data! Tutta quella fatica, quell'annaspare dietro al tempo che fu!!!!
Ecco che i ricordi (non tutti tutti però) sono tornati perfettamente nel loro ordine cronologico e io mi sono ripromessa di non guardare più montagne di foto alle 2 del mattino...
Accidenti, questo viaggio nel tempo è stato molto interessante...è stato come vivere due volte, che bella la gioventù!

lunedì 2 giugno 2014

Amiche


Busachi al tramonto

Quando due mesi fa la mia amica Antonella mi ha inviato un sms per invitarmi al suo matrimonio mi è preso un colpo: non ci vedevamo da dieci anni e lei ormai si era già sposata in Comune, chi immaginava che si sarebbe sposata in chiesa?
Il mio primo istinto è stato quello di dire di no, che idea bizzarra sposarsi in chiesa dopo tanti anni e tre figli! E poi...un lungo viaggio in un periodo dell'anno in cui c'è tanto da fare a scuola...
Col passare dei giorni però c'è stato un tam tam tra amiche, alle soglie dei nostri primi 40 anni, nonostante la lontananza, ci legano ancora tanto affetto e tanti bei ricordi, per cui abbiamo deciso di accettare l'invito e iniziare ad organizzarci per il grande evento!
C'è un sogno nel cuore di ciascuno di noi, un momento nella vita in cui si decide di regalarsi il lusso della felicità, vivendo una giornata speciale.
Penso che questo fosse il sogno della mia amica.
Se qualcuno ti chiede di far parte di quella giornata speciale dopo anni di vita vissuta senza contatti, significa che nel profondo del cuore c'è un legame che va veramente al di là del tempo.
Allora non si può provare altro che gratitudine per questa vita imprevedibile che tesse fili intorno a chi si ama. E non si finisce mai di volersi bene.


Arrivi e partenze con lacrima

E' stato bello rivedersi dopo tanto tempo e sentirsi sempre a casa, sempre complici della stessa storia.
Perchè quell'isola, la nostra isola, quel paese, il nostro paese...è la culla nella quale siamo cresciute e nessun legame può essere più forte.

mercoledì 28 maggio 2014

Il colore del grano

Ho riletto il libro "Il Piccolo Principe" insieme ai bambini, fermandomi a commentare con loro le pagine più belle, facendoli riflettere sul filo d'amore che unisce delicatamente i diversi episodi.
Bisognerà che qualcuno parli dell'amore vero, pulito, poetico a questi piccoli principi e principesse di ormai 10 anni.
Se qualcuno me ne avesse parlato a suo tempo, sicuramente mi sarei risparmiata la sofferenza degli amori distorti, ma questo è un altro post.
L'incontro del Piccolo Principe con la volpe mi ha fatto piangere dieci anni fa, era la prima volta che lo leggevo e i miei occhi umidi andavano dalla pagina al panorama che correva veloce fuori dai finestrini di un treno, e ancora oggi mi emoziona...
Ancora oggi sperimento (per fortuna) la felicità di "addomesticare" e "lasciarmi addomesticare"...e poi il distacco, la sofferenza...con la conquista di un prezioso ricordo.
Dopo aver letto queste pagine ho proposto ai bambini di scrivere un testo sui ricordi legati a ciascun/a compagno/a di classe. Che entusiasmo!! Tutti hanno voluto leggere i loro testi a voce alta e per me è stata una grande scoperta; sono legati gli uni agli altri da ricordi veramente divertenti, da fatti completamente ignorati da noi insegnanti ma condivisi tra loro con una complicità davvero tenera.
Tempo fa ho letto un pensiero del mio maestro Daisaku Ikeda, il quale dice che noi adulti abbiamo il dovere di lasciare bei ricordi nei piccoli...condivido!
In questi giorni ho pensato molto ai ricordi che ho ereditato dalle persone che ho incontrato nella mia vita...
Il colore del grano è il ricordo che mi ha lasciato mio nonno, che lo coltivava.
Mio padre mi lascia sicuramente l'odore dei libri (visto che è un instancabile lettore) e dei suoi fiori preferiti: lillà, geranei, fresie.
Mia mamma mi lascia l'amore per i colori e la voglia di chiacchierare con la gente.
Mio fratello Ale mi ha fatto conoscere i Beatles e l'Heavy Metal.
Un mio compagno di giochi d'infanzia mi ha lasciato il ricordo del mitico concerto di Madonna del 1986 allo stadio di Torino, visto insieme in tv.
le mie amiche delle magistrali...le patatine fritte mangiate al "Bar Azzurro" a Oristano.
Cecilia mi ha lasciato il ricordo della splendido parco intorno alla Burrell Collection a Glasgow.
E poi...e poi...quanti e quanto belli...

E poi arriviamo a oggi.
Oggi per lasciare e costruire nuovi legami ho indossato le scarpe da trekking e ho sfidato la mia pigrizia e paura di cadere.

Percorso sulla ex ferrovia Spoleto-Norcia

Spoleto vista dal "Giro della Rocca"

Per conquistare il ricordo di questo panorama meraviglioso ci sono voluti anni, mi sono spogliata pian piano dei sassolini dentro le scarpe, dei pensieri ostili, della rabbia, del rimpianto, sono diventata quasi vegana, pratico il buddismo...e a quasi 40 anni mi sento leggera come una farfalla, sono tornata un po' bambina perchè come dice il Piccolo Principe :" Solo i bambini sanno quello che cercano".

lunedì 28 aprile 2014

Isole - Aegusa


Stavolta ci siamo riusciti ad attraversare quel tratto di mare che separa Trapani (la città bianca, nella mia mente) e Favignana, l'isola a forma di farfalla, sdraiata sul mare insieme alle sue sorelle Egadi: Levanzo e Marettimo.
Ce l'abbiamo fatta, nonostante l'aereo in ritardo e la coincidenza persa.
Per fare un viaggio esotico a volta basta spingersi nel nostro sud, dove l'Italia si mischia all'Africa a tal punto che non si capisce più bene dove ci si trovi.
L'aliscafo volava veloce sull'acqua e dal finestrino ho visto le nuvole e il cielo colare dentro il mare.
Al nostro arrivo il cielo era minaccioso ed il Monte di S.Caterina incuteva un certo timore (già immaginavo la scalata fino in cima); sotto, la ex tonnara Florio a testimonianza della creatività e dell'ingegno italiano.
Primo, grande e moderno stabilimento industriale in Europa, il luogo dove sono state inventate addirittura le scatolette sott'olio con l'apertura a scatto.
Ma c'è molto altro...
Il tempo di arrivare in albergo ed il cielo ha aperto le danze, lasciandoci intravedere finalmente dei fazzoletti blu.
L'emozione è sempre grande quando visito un'isola: il tempo lentissimo e antico mi fa ricordare da dove vengo, i sorrisi spontanei della gente parlano direttamente al cuore, i profumi di terra e mare mi stordiscono facendomi ripromettere di lasciare tutto e rifugiarmi in un posticino così, prima o poi.
Dal momento in cui abbiamo iniziato a bighellonare in giro, tra degustazioni di vini e cibi prelibati, la vita ha assunto un ritmo tutto suo, tra risate e sogni ritrovati.


L'isola si può girare tranquillamente in bici, o a piedi; in tre giorni non si sa quanto abbiamo camminato, sferzati dal vento freddo per poi sudare sotto i raggi di un sole impietoso.
E poi la scoperta delle numerose calette turchesi.
Stradine di terra in mezzo ad antiche cave, fari decisi a segnalare all'umanità che si deve essere felici, e bisogna ricordarselo sempre, altrimenti si rischia di perdere la rotta!


La splendida Cala Rossa
 
E ancora, distese di fiori. Colori sanguigni.
La fatica della salita al monte, che separa l'isola da est a ovest è stata ricompensata dalla splendida vista e dal silenzio assoluto.
Con lo sguardo si abbraccia la costa sud ovest della Sicilia, da Trapani a Marsala, e allora si capisce perchè questo Paese ha da sempre fatto gola a tutti i più grandi popoli, dal tempo dei tempi.
E sento un grande amore per il mio Paese, che è meraviglioso, da nord a sud.


All'orizzonte, l'isola di Marettimo
Vista dal monte S.Caterina - Il paese di Favignana sdraiato a est, in lontananza Trapani e il monte Erice

venerdì 18 aprile 2014

Buono come il pane

Fare il pane è un vero e proprio rito.
Nel mio paese aleggiava il profumo della legna che proveniva dai forni di pietra nei quali si cuocevano squisiti pani di diversi tipi.
Mia madre e mia nonna si alzavano verso le 3.30 del mattino per impastare il pane; sentivo i loro passi in giro per casa e provavo un leggero senso di colpa perchè me ne stavo beatamente al calduccio.
Per l'ora di pranzo il pane era sfornato, disposto in larghi canestri e coperto con delle coperte di lana, per farlo raffreddare pian piano.
C'era un tipo di pane che si preparava sempre e altri che si preparavano in occasioni speciali, tipo il pane della foto. Un pane di semola croccante fuori e morbido dentro, ottenuto con dei tagli di forbici su un salsicciotto di pasta.
E guai a toccare quelle forbici, solo quelle erano in grado di creare ghirigori nella pasta!
Quello che vedete è il "Pane degli sposi", una corona di pane lavorato con applicazioni di uccellini, fiori, palline, addirittura un uccellino che porta nel becco una busta da lettera...tutto fatto a mano!
Nello specifico questa è la corona di pane che mia mamma ha realizzato per il mio matrimonio.

Bè, io non ho imparato l'arte della panificazione tradizionale, visto che a 17 anni e mezzo già vivevo da sola e se mi alzavo alle 3.30 del mattino era perchè dovevo ripassare per un'interrogazione, o prendere il treno per andare da qualche parte.
Comunque il sapore del pane fragrante è rimasto impresso per sempre nelle mie papille gustative, quasi sepolto, fino a che , l'altro giorno, non mi sono cimentata nella semplicissima impresa di preparare il pane indiano, senza lievito.
Ho utilizzato la farina integrale e quella di kamut, acqua quanto basta e sale.
Poi ho spianato dei dischi sottili e li ho cotti per qualche minuto su una padella antiaderente.
Che buono!Il pane sapeva di pane! Non di farina slavata.
E finalmente posso mangiare di nuovo il pane, senza che il lievito mi irriti l'intestino!

domenica 13 aprile 2014

Pastrocchi in cucina

In questi mesi non ho scritto granchè, me ne rendo conto, ma i giorni di questo anno (io parlo sempre per anno scolastico) sono stati inghiottiti da una miriade di attività, tutte molto interessanti.
Tante volte scrivo un post mentalmente, ripromettendomi di scriverlo davvero il giorno seguente, ma spesso proprio non ne ho voglia, di accendere il computer più che altro.
Perciò mi accontento di leggere i post degli altri, dal cellulare!
Comunque, eccomi qui!
Sono molto felice. Non c'è un motivo preciso, come la maggior parte della gente si aspetterebbe.
Sono felice perchè mi sento bene, il mio stato vitale è alto e sento una grande energia che mi accompagna sempre, anche nell'affrontare le difficoltà, che altro non sono che occasioni per migliorare, scoprire, superare i miei limiti.
Se non lo faccio io per prima, come posso insegnare a farlo?
Ci sono state belle soddisfazioni sia nell'ambito lavorativo che nelle amicizie, ma di questo parlerò a parte.
Oggi voglio raccontare la mia entrata in punta di piedi nell'alimentazione vegana, non totale, ma a piccole dosi, per qualche giorno alla settimana.
Dopo aver "toccato con mano" che le mie emicranie sono spesso di origine alimentare, ho iniziato a studiare le reazioni del mio corpo a certi cibi.
Ho così dovuto bandire i formaggi molli,la mozzarella e anche il parmigiano (li mangerò giusto in occasioni speciali).
Ho eliminato i salumi (anche questi saranno cibo delle feste, sopratutto ora che è Pasqua).
Non mangio più cibi confezionati: a colazione e merenda niente biscotti, crackers, cornetti dolci (neanche pseudo-vegetali).
Pochissimo pane, sempre tostato.
Insomma, in un mesetto sono riuscita a smaltire tre chili, eredità della mia alimentazione malsana dell'estate 2013 e a riscoprire il gusto di cucinare e pasticciare.
Già, perchè quando non ci si nutre più di cibi pronti o troppo elaborati, bisogna ingegnarsi, come qualcuno di voi insegna.
Quindi ho fatto incetta di farine di diversi tipi: integrale, di segale, di kamut, di noci, di mandorle ecc, e via a preparare muffin dolci e salati, crostate, plumcake, assolutamenet vegani.
Certo i risultati non sono sempre eccellenti, tipo i muffin di domenica scorsa: qualche carota, poco zucchero, farina integrale e poco altro, non erano molto saporiti, ma sicuramente molto leggeri.
Il mio vizio di sabotare le ricette altrui (e pure le mie), cambiando le dosi e gli ingredienti, mi rende tutti i giorni principiante, con mio grande divertimento.
Così qualche volta mi ritrovo alle 6 del mattino a realizzare una ricetta che mi è venuta in mente, oppure passo del tempo a leggere ricette vegane, annuso spezie, provo nuovi accostamenti, gioco con i sapori.
Cambiare abitudini è divertente.
Ho scoperto un nuovo modo di alimentarmi, più eco-sostenibile.
E' vero che siamo ciò che mangiamo. Quando non mangio alimenti di origine animale il mio umore immediatamente migliora, non sarà casuale, vero?
E il mio corpo risponde bene alla sottrazione di lieviti, latticini, uova e carne, così mi sento più motivata a continuare e a sperimentare.
Prima o poi posterò qualche ricetta di mia invenzione, se riuscirò a ricordarmela!

domenica 23 marzo 2014

Lager dei giorni nostri

Per fortuna non ho immagini da postare.
Vi risparmio l'orrore visto in tv, qualche settimana fa, in uno dei pochi programmi rimasti che cercano di farci aprire gli occhi, svelarci dei pezzetti di verità post-moderna.
Dico pezzetti perchè la verità al 100% forse non la sapremo mai, per fortuna aggiungerei.
Insomma in una normale serata mi imbatto nei Lager allevamenti tedeschi di suini. No, avrei dovuto cancellare la parola allevamenti e lasciare la parola lager.
Non sapevo che milioni di suini venissero allevati in enormi casermoni, senza vedere mai la luce, senza sentire mai la pioggia, senza mai rotolarsi nel fango, senza neppure mai procreare naturalmente (e magari godere).
File e file di "baracche" di cemento dove al posto dei giagigli di legno dove milioni di Ebrei hanno passato poche ore di riposo,ora ci sono maiali che vivono in pochissimo spazio, rivolti sempre nella stessa direzione, senza potersi girare, senza poter scegliere la posizione in cui stare.
E chi se ne frega se la temperatura e l'umidità dell'aria sono controllati costantemente!!
La cosa che mi ha scioccato ancora di più è stata sapere che le scrofe vengono fecondate artificialmente, per cui sono quasi sempre incinte.
Partoriscono i maialini, li allattano, poi di nuovo incinte e così via per tre anni, non resistono oltre.
Non riesco a togliermi dalla testa l'immagine di una scrofa sdraiata tra due sbarre di ferro e i piccolini che cercavano disperatamente di prendere il latte, senza riuscire ad avere quasi contatto fisico con la madre, eccetto per i capezzoli.
Finito l'allattamento la poverina, tornata in piedi, sempre tra due sbarre, in attesa di essere di nuovo fecondata.
Saranno maiali, ma io non posso non pensare alle parole di Levi in "Se questo è un uomo".
E' un uomo colui che infligge questa sofferenza ad altri esseri viventi? E' un uomo colui che contrasta la caccia ma accoglie come naturale un allevamento intensivo dove si trattano gli animali come oggetti?
E' un uomo colui che assume con contratti capestro delle persone che per disperazione farebbero qualsiasi cosa?
Sì, sono tutti uomini, e donne pure, qui non c'è differnza di genere.
E tutto questo succede nella moderna Germania che tanto bacchetta l'Italia, mette in ginocchio gli allevamenti "ruspanti" perchè non abbastanza redditizi.
Perchè ciò che conta è la quantità, l'abbondanza, il poter divorare.
E che gioia quando le persone vanno al supermercato e trovano 100 salsicce a pochi euro, così sfamano la famiglia.
Che vergogna, che schifo.
Giorno dopo giorno ciò che mi sembrava tanto arduo è diventato un'abitudine, la mia normalità: rifiutare la carne, il più possibile.
Prima pensavo che alle cene non avrei potuto dire di no ai padroni di casa, invece
proprio sabato scorso ad una cena con tanti commensali, quando mi è stato servito un medaglione di carne adagiato sulla salsa non ho potuto far altro che tagliarne un pezzettino per poi pentirmi subito di averlo fatto e lasciare il resto sul piatto. Ho visto che sono stata guardata un po' male.
Vuoi mettere le mie gustose e semplici zuppe di legumi e cereali?
Spero che sempre più gente prenda coscienza di quanto un cibo prodotto a queste condizioni non possa essere considerato un "nutrimento" per il nostro organismo.

venerdì 21 febbraio 2014

E' stata solo un'illusione?

Sognare la neve e inseguire le nuvole col naso schiacciato sui vetri della finestra, sperando che si decidano a liberare candidi fiocchetti.
Il ricordo delle rare mattine in cui mia mamma ci svegliava eccitata e meravigliata come una bambina: " C'è la neve!", e noi subito giù dal letto, sfidando le stanze gelide, i tubi congelati, l'assenz adi acqua corrente per correre fuori a giocare felici.
Qualche settimana fa il mio piccolo sogno di ogni inverno si è realizzato, per poche ore che mi hanno lasciato nel cuore immagini sfavillanti di luce, riflessi, candore.
In Umbriac'è un posto magico nel Parcfo dei Monti Sibillini: Castelluccio di Norcia, conosciuto per i gustosi legumi che vi si coltivano (Nel Pian Grande); la fioritura di queste piantine è un evento a cui ahimè non sono riuscita ancora ad assitere.
Da Spoleto si arriva a Norcia e poi ancora su...fino alle vette.

Simpatiche mucche

Arrivati sull'altopiano ho affondato i piedi nella candida coperta che rendeva tutto molto surreale.



L'Italia in un bosco di conifere

Certo, non c'era un metro di neve...ma nel primo pomeriggio c'è stata una piccola bufera, poi il sole.

I Monti Sibillini

Attimi di blu

E' durato solo una maniciata di minuti, forse un'ora.
Il cielo si è confuso con la terra. Il sogno con la realtà.


Ho aspettato qualche giorno e sono tornata lassù, per ritrovare la magia.
Delusione. La neve era sparita quasi del tutto.
Continuo ad alimentare il sogno, in questa illusione d'inverno.

mercoledì 29 gennaio 2014

Un'oca per amico

Lei è femminile solo grammaticalmente parlando, in realtà è un Lui di due anni.
Un bel giovane di nome Ottorino, un'oca tolosa splendida.

Quando si insegna ci si deve ingegnare in tutti i modi per rendere i giorni, i mesi, gli anni scolastici diversi e sorprendenti e per fortuna alle maestre la fantasia non manca! Anzi, proprio grazie alla nostra fantasia possiamo far fronte alle bastonate ministeriali, mettendo al primo posto il diritto di ogni bambino ad avere un buona istruzione ed una vita scolastica serena e appagante.
Il 25 Gennaio c'è stata l'Open Day, giornata in cui la scuola apre le porte ai visitatori, per promuovere l'Istituto nella speranza di copiose iscrizioni di nuovi alunni.
La settimana precedente all'Open Day è stata tutto un fermento di colori: cartelloni, poster, festoni, disegni. La scuola resa più bella, per mascherare il fatto che il Comune non imbianchi gli ambienti da chissà quanto tempo e le porte e i muri siano pietosamente scrostati.
Per rendere la giornata ancora più speciale mi sono interessata personalmente dell'invito di Ottorino, alias Becco di Rame.

Eccola lì, sembra un divo del cinema. Si è fatto fotografare, accarezzare e riprendere senza batter becco.
Per ricordarci che è un tipo tosto ha spalancato le ali due volte e tutti a fare:" Ohhh!!".
Eravamo elettrizzati, bambini e adulti.
La sua storia ci ha commosso: dopo essere stato attaccato da una volpe che gli ha staccato la parte superiore del becco, gli è stata applicata una protesi di rame con un delicato intervento chirurgico (eseguito dal Dottor Alberto Briganti), unico al mondo.
Becco di Rame vive in una bella fattoria in Toscana ed è un animale da compagnia, coraggioso e premuroso, che difende il resto degli animali presenti (ecco perchè è rimasto ferito) dai predatori, tipo volpi ecc.
La sua storia è diventata un libro e presto sarà anche cartone animato. E' l'occasione per parlare di un modo diverso di rapportarsi agli animali, uscendo dalla logica dello sfruttamento ed entrando in quella del riconoscimento dei loro diritti, rispettandone l'intelligenza e valorizzandoli, senza sacrificarli per forza a tavola.
A me ha dato modo di conoscere l'impegno di tante persone, in particolare di questo dottore che si è fatto promotore di una campagna per l'abolizione dell'utilizzo del fegato d'oca e delle piume, causa della morte e della sofferenza di tanti animali.
E' arrivato il momento di offrire a tutti una scelta, un'alternativa all'essere carnivori solo perchè ci siamo stati abituati (mi auuro che i genitori amanti delle bistecche non ce ne vogliano), è uno spunto per nuove riflessioni sul nostro impatto su questo delicato pianeta, di cui non siamo padroni assoluti.


Grazie Becco di Rame!

lunedì 13 gennaio 2014

Il mio sogno di insegnare all'estero (ed essere 750esima in graduatoria)

Scrivo questo post per rispondere a Giulia...e per ricordare un bel periodo della mia vita, un sogno realizzato, la magia prima sognata e poi toccata, e tutto ciò che da lì in poi mi ha reso quella che sono.

Se in quel pomeriggio di Novembre 2002, mentre impastavo dei biscotti all'anice a casa di una mia amica, la signora e direttrice Giulia C. non mi avesse chiamato da Edimburgo...ora non sarei un'insegnante.
Quel trillo di telefono ha cambiato la mia vita per sempre.
Un passo indietro: dopo aver frequentato l'Istituto Magistrale (come voleva mio babbo) neanche mi sono sognata di proseguire con l'anno integrativo (per avere il diploma quinquennale) nè di iscrivermi alla Facoltà di Pedagogia...ma ho lasciato tutto e tutti e sono partita per Macerata, dove ho iniziato a frequentare il Corso di Scenografia all'Accademia di Belle Arti.
Nel 1994 ci fu il Bando di Concorso per insegnare nella scuola Elementare, tentai senza interesse e senza entusiamo e infatti non lo superai.
Nel frattempo iniziavo a capire che per sfondare nel mondo dell'arte serviva una gran faccia tosta e tanti soldi...per cui piano piano l'idea di dovermi trovare un "lavoro serio" iniziò a farsi strada nella mia testa.
Dopo varie peripezie a parentesi lavorative, approdai a Spoleto, anno 1998.
Mi rimanevano pochi esami da sostenere all'ABA di Roma (dove mi ero trasferita nel '96) e la tesi.
Intanto lavoravo in Trentino Alto Adige stagionalmente.
Nel 1999 nuovo Bando di Concorso per insegnanti. Ci andai preparata, superai lo scritto. Febbraio 2000: tesi; Maggio 2000 superamento esame orale per il concorso. Ottima posizione. Ero in una graduatoria ad esaurimento...evviva (e l'esaurimento iniziava ad essere anche della sottoscritta, per la stanchezza immane, avevo pure iniziato a studiare l'Inglese ).
Studiando per il Concorso mi imbattei nelle varie leggi e normative e ,per puro caso, sentii parlare del Contingente Italiano per le Scuole Italiane all'estero...mi si accese una lampadina e nel 2001 presentai domanda per entrare nella graduatoria per le supplenze all'estero.
Scelsi due destinazioni: Edimburgo e Madrid.
Sentivo che sarei partita, nonostante ci fosse una possibilità su 10.000, forse.

Dopo quella fatidica telefonata, in una settimana ho lasciato di nuovo tutto e tutti e sono partita per Glasgow...il resto lo sapete.
Purtroppo, essendo una supplente, il mio contratto è durato solo 5 mesi.
Negli anni successivi ho però iniziato a cullare il sogno di poter tornare all'estero, ma come insegnante di ruolo...ma prima dovevo passare di ruolo in Italia.
Nel 2004 sono stata chiamata dal Consolato di Madrid, ma non ho potuto accettare l'incarico, in quanto già in servizio in una scuola a Spoleto...
Incredibile! Sono stata chiamata per ben due volte come supplente all'estero!

Nel 2007 finalmente ho firmato il mio contratto a tempo indeterminato, ancora tre anni e sarei stata pronta per presentarmi al Concorso per le Scuole Italiane all'estero; la mia occasione è arrivata nel 2011, dopo 6 anni di attesa!
Eravamo "solo" 37.000, insegnanti da tutta l'Italia con il sogno di fuggire!!!
Il concorso l'ho superato ma, per un disguido burocratico, il mio nome non era stato inserito in graduatoria. Panico.Ricorso.Attesa.
Poco prima di Natale finalmente giustizia è stata fatta, sono apparsa in graduatoria...ma, ahimè, mai avrei pensato di essere così giù, nonostante un buon punteggio.
Sono "solo" 750 su 900, per la mia classe di concorso.
C'è da dire che le altre migliaia di persone che hanno sostenuto l'esame con me, in graduatoria non ci sono proprio, ma certo non sono al settimo cielo.
Comunque, io mi ritengo mooolto fortunata e so per certo che un'altra occasione ci sarà. Non ho dubbi.
In questi anni non mi sono annoiata neanche per un secondo e, quando si tiene un sogno stretto stretto tra le dita, la vita ha davvero un altro sapore!


Glasgow