Da quando nella nostra vita è arrivata la piccola Lucrezia (5 anni)c'è un nuovo rito estivo: un week-end di fine Giugno a Senigallia, bella località sull'Adriatico
( certo, nente a che vedere con la Sardegna), che mi piace sopratutto per l'ottimo cibo che si può gustare nei vari localini!!!
I genitori di Lucrezia sono due cari amici, amanti della buona tavola e ottimi cuochi(e longilinei, per loro fortuna) per cui ogni occasione è buona per assaggiare nuovi piatti e nuovi vini.
Mentre i due cuochi si prodigavano nella preparazione dei tacos con tonno pinna gialla e verdurine, io e Lulù giocavamo in spiaggia, cercando di ammazzare il tempo che mancava fino al pranzo.
Certo che è impegnativo intrattenere una bambina sveglia, con una parlantina spiazzante e piena di energia.
Io al mare mi impigrisco, in fuga dal sole, cerco di farmi piccola piccola e nascondermi sotto l'ombrellone, per uscire poi solo per fare un tuffo nel blu.
Con i bambini intorno invece niente relax.
Dopo aver fatto castelli e formine le ho proposto di modellare delle palle di sabbia; dopo la prima esistazione ci ha preso gusto e ha inizato a mettere in fila una pallina dopo l'altra.
Ad un certo punto, tutta contenta ha esclamato di aver vinto:conta già fino a 14!
Mi ha colpito vederla contare a due a due: 2, 4, 6, 8, 10.
Dieci palline! Senza volerlo aveva usato la tabellina del due.
Che bello, mi son detta, e pensare che certi bambini non riescono a contare così neanche a 7 anni!
Allora mi sono spinta più in là e le ho chiesto:" Dividiamo le palline in due parti uguali? Una per te e una per me. Quante me ne dai?" (difficile smettere di essere una maestra, neppure al mare ci riesco).
Lei mi ha guardato perplessa, non capendo questa storia del dividere.
Io, cocciuta, le ho ripetuto di "distribuire" le palline...la sua risposta mi ha ricordato che i bambini sono molto pratici e seguono una logica che noi neanche immaginiamo: " Io le palline non le distribuisco perchè le ho fatte per me, tu hai le tue, non voglio fare nessuna divisione".
Lasciate un commento, lo pubblicherò al più presto...è semplice, basta cliccare su commenti e scegliere il vostro profilo
venerdì 27 giugno 2014
martedì 24 giugno 2014
Lo sforzo di ricordare
Raramente ho scritto sul retro delle foto la data ed il luogo, in un impeto di enorme fiducia nella mia memoria, pensando che certi momenti sono stati così belli che li avrei avuti ben chiari in mente per sempre.
Poi gli anni sono andati per conto loro, carichi di ricordi da classificare, informazioni da processare, sono iniziate le peregrinazioni con i miei carichi di scatoloni e oggetti che ad un certo punto ho iniziato "sbadatamente ad abbandonre", per far posto al futuro.
Così, durante il mio ultimo soggiorno dai miei, ritrovare delle foto che non vedevo da tanto ha scombussolato tutto il mio archivio mnemonico.
Caso più unico che raro, nel retro delle foto c'era scritta la data: Marzo 2002, ma io ero sicura che le persone ritratte le avessi conosciute prima, e nel 2002 non mi trovavo assolutamente lì, a Canazei.
E' incredibile quanto questa cosa mi abbia messo in crisi: ho iniziato a frugare nei cassetti per cercare altre foto con la data, in modo da collegare spazi e tempi, ho riesumato voci e volti, episodi, cercando di incasellare gli avvenimenti della mia vita degli ultimi 15 anni.
(Cecilia, ho ritrovato delle lettere che mi hai scritto da Granada).Ho chiamato la persona della foto, ritrovando emozioni.
Purtroppo neanche questo è servito a svelare il mistero di questo marzo 2002, le date non erano sfuggite solo a me.
Allora ho chiamato mio fratello, visto che alcuni momenti delle nostre vite si sono intrecciati strettamente...e mi ha confermato che io nel 2002 non ero in Trentino, come ricordavo.
Insomma, sono passati due mesi in cui mi sono scervellata, poi riprendendo in mano tutte le foto...giro QUELLA FOTO e...: era marzo 2001. GRRRR...avevo letto male la data! Tutta quella fatica, quell'annaspare dietro al tempo che fu!!!!
Ecco che i ricordi (non tutti tutti però) sono tornati perfettamente nel loro ordine cronologico e io mi sono ripromessa di non guardare più montagne di foto alle 2 del mattino...
Accidenti, questo viaggio nel tempo è stato molto interessante...è stato come vivere due volte, che bella la gioventù!
Poi gli anni sono andati per conto loro, carichi di ricordi da classificare, informazioni da processare, sono iniziate le peregrinazioni con i miei carichi di scatoloni e oggetti che ad un certo punto ho iniziato "sbadatamente ad abbandonre", per far posto al futuro.
Così, durante il mio ultimo soggiorno dai miei, ritrovare delle foto che non vedevo da tanto ha scombussolato tutto il mio archivio mnemonico.
Caso più unico che raro, nel retro delle foto c'era scritta la data: Marzo 2002, ma io ero sicura che le persone ritratte le avessi conosciute prima, e nel 2002 non mi trovavo assolutamente lì, a Canazei.
E' incredibile quanto questa cosa mi abbia messo in crisi: ho iniziato a frugare nei cassetti per cercare altre foto con la data, in modo da collegare spazi e tempi, ho riesumato voci e volti, episodi, cercando di incasellare gli avvenimenti della mia vita degli ultimi 15 anni.
(Cecilia, ho ritrovato delle lettere che mi hai scritto da Granada).Ho chiamato la persona della foto, ritrovando emozioni.
Purtroppo neanche questo è servito a svelare il mistero di questo marzo 2002, le date non erano sfuggite solo a me.
Allora ho chiamato mio fratello, visto che alcuni momenti delle nostre vite si sono intrecciati strettamente...e mi ha confermato che io nel 2002 non ero in Trentino, come ricordavo.
Insomma, sono passati due mesi in cui mi sono scervellata, poi riprendendo in mano tutte le foto...giro QUELLA FOTO e...: era marzo 2001. GRRRR...avevo letto male la data! Tutta quella fatica, quell'annaspare dietro al tempo che fu!!!!
Ecco che i ricordi (non tutti tutti però) sono tornati perfettamente nel loro ordine cronologico e io mi sono ripromessa di non guardare più montagne di foto alle 2 del mattino...
Accidenti, questo viaggio nel tempo è stato molto interessante...è stato come vivere due volte, che bella la gioventù!
lunedì 2 giugno 2014
Amiche
Quando due mesi fa la mia amica Antonella mi ha inviato un sms per invitarmi al suo matrimonio mi è preso un colpo: non ci vedevamo da dieci anni e lei ormai si era già sposata in Comune, chi immaginava che si sarebbe sposata in chiesa?
Il mio primo istinto è stato quello di dire di no, che idea bizzarra sposarsi in chiesa dopo tanti anni e tre figli! E poi...un lungo viaggio in un periodo dell'anno in cui c'è tanto da fare a scuola...
Col passare dei giorni però c'è stato un tam tam tra amiche, alle soglie dei nostri primi 40 anni, nonostante la lontananza, ci legano ancora tanto affetto e tanti bei ricordi, per cui abbiamo deciso di accettare l'invito e iniziare ad organizzarci per il grande evento!
C'è un sogno nel cuore di ciascuno di noi, un momento nella vita in cui si decide di regalarsi il lusso della felicità, vivendo una giornata speciale.
Penso che questo fosse il sogno della mia amica.
Se qualcuno ti chiede di far parte di quella giornata speciale dopo anni di vita vissuta senza contatti, significa che nel profondo del cuore c'è un legame che va veramente al di là del tempo.
Allora non si può provare altro che gratitudine per questa vita imprevedibile che tesse fili intorno a chi si ama. E non si finisce mai di volersi bene.
E' stato bello rivedersi dopo tanto tempo e sentirsi sempre a casa, sempre complici della stessa storia.
Perchè quell'isola, la nostra isola, quel paese, il nostro paese...è la culla nella quale siamo cresciute e nessun legame può essere più forte.
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| Busachi al tramonto |
Quando due mesi fa la mia amica Antonella mi ha inviato un sms per invitarmi al suo matrimonio mi è preso un colpo: non ci vedevamo da dieci anni e lei ormai si era già sposata in Comune, chi immaginava che si sarebbe sposata in chiesa?
Il mio primo istinto è stato quello di dire di no, che idea bizzarra sposarsi in chiesa dopo tanti anni e tre figli! E poi...un lungo viaggio in un periodo dell'anno in cui c'è tanto da fare a scuola...
Col passare dei giorni però c'è stato un tam tam tra amiche, alle soglie dei nostri primi 40 anni, nonostante la lontananza, ci legano ancora tanto affetto e tanti bei ricordi, per cui abbiamo deciso di accettare l'invito e iniziare ad organizzarci per il grande evento!
C'è un sogno nel cuore di ciascuno di noi, un momento nella vita in cui si decide di regalarsi il lusso della felicità, vivendo una giornata speciale.
Penso che questo fosse il sogno della mia amica.
Se qualcuno ti chiede di far parte di quella giornata speciale dopo anni di vita vissuta senza contatti, significa che nel profondo del cuore c'è un legame che va veramente al di là del tempo.
Allora non si può provare altro che gratitudine per questa vita imprevedibile che tesse fili intorno a chi si ama. E non si finisce mai di volersi bene.
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| Arrivi e partenze con lacrima |
E' stato bello rivedersi dopo tanto tempo e sentirsi sempre a casa, sempre complici della stessa storia.
Perchè quell'isola, la nostra isola, quel paese, il nostro paese...è la culla nella quale siamo cresciute e nessun legame può essere più forte.
mercoledì 28 maggio 2014
Il colore del grano
Bisognerà che qualcuno parli dell'amore vero, pulito, poetico a questi piccoli principi e principesse di ormai 10 anni.
Se qualcuno me ne avesse parlato a suo tempo, sicuramente mi sarei risparmiata la sofferenza degli amori distorti, ma questo è un altro post.
L'incontro del Piccolo Principe con la volpe mi ha fatto piangere dieci anni fa, era la prima volta che lo leggevo e i miei occhi umidi andavano dalla pagina al panorama che correva veloce fuori dai finestrini di un treno, e ancora oggi mi emoziona...
Ancora oggi sperimento (per fortuna) la felicità di "addomesticare" e "lasciarmi addomesticare"...e poi il distacco, la sofferenza...con la conquista di un prezioso ricordo.Dopo aver letto queste pagine ho proposto ai bambini di scrivere un testo sui ricordi legati a ciascun/a compagno/a di classe. Che entusiasmo!! Tutti hanno voluto leggere i loro testi a voce alta e per me è stata una grande scoperta; sono legati gli uni agli altri da ricordi veramente divertenti, da fatti completamente ignorati da noi insegnanti ma condivisi tra loro con una complicità davvero tenera.
Tempo fa ho letto un pensiero del mio maestro Daisaku Ikeda, il quale dice che noi adulti abbiamo il dovere di lasciare bei ricordi nei piccoli...condivido!
In questi giorni ho pensato molto ai ricordi che ho ereditato dalle persone che ho incontrato nella mia vita...Il colore del grano è il ricordo che mi ha lasciato mio nonno, che lo coltivava.
Mio padre mi lascia sicuramente l'odore dei libri (visto che è un instancabile lettore) e dei suoi fiori preferiti: lillà, geranei, fresie.
Mia mamma mi lascia l'amore per i colori e la voglia di chiacchierare con la gente.Mio fratello Ale mi ha fatto conoscere i Beatles e l'Heavy Metal.
Un mio compagno di giochi d'infanzia mi ha lasciato il ricordo del mitico concerto di Madonna del 1986 allo stadio di Torino, visto insieme in tv.
le mie amiche delle magistrali...le patatine fritte mangiate al "Bar Azzurro" a Oristano.
Cecilia mi ha lasciato il ricordo della splendido parco intorno alla Burrell Collection a Glasgow.
E poi...e poi...quanti e quanto belli...
E poi arriviamo a oggi.
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| Percorso sulla ex ferrovia Spoleto-Norcia |
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| Spoleto vista dal "Giro della Rocca" |
Per conquistare il ricordo di questo panorama meraviglioso ci sono voluti anni, mi sono spogliata pian piano dei sassolini dentro le scarpe, dei pensieri ostili, della rabbia, del rimpianto, sono diventata quasi vegana, pratico il buddismo...e a quasi 40 anni mi sento leggera come una farfalla, sono tornata un po' bambina perchè come dice il Piccolo Principe :" Solo i bambini sanno quello che cercano".
lunedì 28 aprile 2014
Isole - Aegusa
Stavolta ci siamo riusciti ad attraversare quel tratto di mare che separa Trapani (la città bianca, nella mia mente) e Favignana, l'isola a forma di farfalla, sdraiata sul mare insieme alle sue sorelle Egadi: Levanzo e Marettimo.
Ce l'abbiamo fatta, nonostante l'aereo in ritardo e la coincidenza persa.Per fare un viaggio esotico a volta basta spingersi nel nostro sud, dove l'Italia si mischia all'Africa a tal punto che non si capisce più bene dove ci si trovi.
L'aliscafo volava veloce sull'acqua e dal finestrino ho visto le nuvole e il cielo colare dentro il mare.
Primo, grande e moderno stabilimento industriale in Europa, il luogo dove sono state inventate addirittura le scatolette sott'olio con l'apertura a scatto.
Ma c'è molto altro...
Il tempo di arrivare in albergo ed il cielo ha aperto le danze, lasciandoci intravedere finalmente dei fazzoletti blu.
L'emozione è sempre grande quando visito un'isola: il tempo lentissimo e antico mi fa ricordare da dove vengo, i sorrisi spontanei della gente parlano direttamente al cuore, i profumi di terra e mare mi stordiscono facendomi ripromettere di lasciare tutto e rifugiarmi in un posticino così, prima o poi.
Dal momento in cui abbiamo iniziato a bighellonare in giro, tra degustazioni di vini e cibi prelibati, la vita ha assunto un ritmo tutto suo, tra risate e sogni ritrovati.
L'isola si può girare tranquillamente in bici, o a piedi; in tre giorni non si sa quanto abbiamo camminato, sferzati dal vento freddo per poi sudare sotto i raggi di un sole impietoso.
E poi la scoperta delle numerose calette turchesi.
Stradine di terra in mezzo ad antiche cave, fari decisi a segnalare all'umanità che si deve essere felici, e bisogna ricordarselo sempre, altrimenti si rischia di perdere la rotta!
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| La splendida Cala Rossa |
E ancora, distese di fiori. Colori sanguigni.
Con lo sguardo si abbraccia la costa sud ovest della Sicilia, da Trapani a Marsala, e allora si capisce perchè questo Paese ha da sempre fatto gola a tutti i più grandi popoli, dal tempo dei tempi.
E sento un grande amore per il mio Paese, che è meraviglioso, da nord a sud.
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| All'orizzonte, l'isola di Marettimo |
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| Vista dal monte S.Caterina - Il paese di Favignana sdraiato a est, in lontananza Trapani e il monte Erice |
venerdì 18 aprile 2014
Buono come il pane
Fare il pane è un vero e proprio rito.
Nel mio paese aleggiava il profumo della legna che proveniva dai forni di pietra nei quali si cuocevano squisiti pani di diversi tipi.
Mia madre e mia nonna si alzavano verso le 3.30 del mattino per impastare il pane; sentivo i loro passi in giro per casa e provavo un leggero senso di colpa perchè me ne stavo beatamente al calduccio.
Per l'ora di pranzo il pane era sfornato, disposto in larghi canestri e coperto con delle coperte di lana, per farlo raffreddare pian piano.
C'era un tipo di pane che si preparava sempre e altri che si preparavano in occasioni speciali, tipo il pane della foto. Un pane di semola croccante fuori e morbido dentro, ottenuto con dei tagli di forbici su un salsicciotto di pasta.
E guai a toccare quelle forbici, solo quelle erano in grado di creare ghirigori nella pasta!
Quello che vedete è il "Pane degli sposi", una corona di pane lavorato con applicazioni di uccellini, fiori, palline, addirittura un uccellino che porta nel becco una busta da lettera...tutto fatto a mano!
Nello specifico questa è la corona di pane che mia mamma ha realizzato per il mio matrimonio.
Bè, io non ho imparato l'arte della panificazione tradizionale, visto che a 17 anni e mezzo già vivevo da sola e se mi alzavo alle 3.30 del mattino era perchè dovevo ripassare per un'interrogazione, o prendere il treno per andare da qualche parte.
Comunque il sapore del pane fragrante è rimasto impresso per sempre nelle mie papille gustative, quasi sepolto, fino a che , l'altro giorno, non mi sono cimentata nella semplicissima impresa di preparare il pane indiano, senza lievito.
Ho utilizzato la farina integrale e quella di kamut, acqua quanto basta e sale.
Poi ho spianato dei dischi sottili e li ho cotti per qualche minuto su una padella antiaderente.
Che buono!Il pane sapeva di pane! Non di farina slavata.
E finalmente posso mangiare di nuovo il pane, senza che il lievito mi irriti l'intestino!
Nel mio paese aleggiava il profumo della legna che proveniva dai forni di pietra nei quali si cuocevano squisiti pani di diversi tipi.
Mia madre e mia nonna si alzavano verso le 3.30 del mattino per impastare il pane; sentivo i loro passi in giro per casa e provavo un leggero senso di colpa perchè me ne stavo beatamente al calduccio.
Per l'ora di pranzo il pane era sfornato, disposto in larghi canestri e coperto con delle coperte di lana, per farlo raffreddare pian piano.
C'era un tipo di pane che si preparava sempre e altri che si preparavano in occasioni speciali, tipo il pane della foto. Un pane di semola croccante fuori e morbido dentro, ottenuto con dei tagli di forbici su un salsicciotto di pasta.
E guai a toccare quelle forbici, solo quelle erano in grado di creare ghirigori nella pasta!
Quello che vedete è il "Pane degli sposi", una corona di pane lavorato con applicazioni di uccellini, fiori, palline, addirittura un uccellino che porta nel becco una busta da lettera...tutto fatto a mano!
Nello specifico questa è la corona di pane che mia mamma ha realizzato per il mio matrimonio.
Bè, io non ho imparato l'arte della panificazione tradizionale, visto che a 17 anni e mezzo già vivevo da sola e se mi alzavo alle 3.30 del mattino era perchè dovevo ripassare per un'interrogazione, o prendere il treno per andare da qualche parte.
Comunque il sapore del pane fragrante è rimasto impresso per sempre nelle mie papille gustative, quasi sepolto, fino a che , l'altro giorno, non mi sono cimentata nella semplicissima impresa di preparare il pane indiano, senza lievito.
Ho utilizzato la farina integrale e quella di kamut, acqua quanto basta e sale.
Poi ho spianato dei dischi sottili e li ho cotti per qualche minuto su una padella antiaderente.
Che buono!Il pane sapeva di pane! Non di farina slavata.
E finalmente posso mangiare di nuovo il pane, senza che il lievito mi irriti l'intestino!
domenica 13 aprile 2014
Pastrocchi in cucina
In questi mesi non ho scritto granchè, me ne rendo conto, ma i giorni di questo anno (io parlo sempre per anno scolastico) sono stati inghiottiti da una miriade di attività, tutte molto interessanti.
Tante volte scrivo un post mentalmente, ripromettendomi di scriverlo davvero il giorno seguente, ma spesso proprio non ne ho voglia, di accendere il computer più che altro.
Perciò mi accontento di leggere i post degli altri, dal cellulare!
Comunque, eccomi qui!
Sono molto felice. Non c'è un motivo preciso, come la maggior parte della gente si aspetterebbe.
Sono felice perchè mi sento bene, il mio stato vitale è alto e sento una grande energia che mi accompagna sempre, anche nell'affrontare le difficoltà, che altro non sono che occasioni per migliorare, scoprire, superare i miei limiti.
Se non lo faccio io per prima, come posso insegnare a farlo?
Ci sono state belle soddisfazioni sia nell'ambito lavorativo che nelle amicizie, ma di questo parlerò a parte.
Oggi voglio raccontare la mia entrata in punta di piedi nell'alimentazione vegana, non totale, ma a piccole dosi, per qualche giorno alla settimana.
Dopo aver "toccato con mano" che le mie emicranie sono spesso di origine alimentare, ho iniziato a studiare le reazioni del mio corpo a certi cibi.
Ho così dovuto bandire i formaggi molli,la mozzarella e anche il parmigiano (li mangerò giusto in occasioni speciali).
Ho eliminato i salumi (anche questi saranno cibo delle feste, sopratutto ora che è Pasqua).
Non mangio più cibi confezionati: a colazione e merenda niente biscotti, crackers, cornetti dolci (neanche pseudo-vegetali).
Pochissimo pane, sempre tostato.
Insomma, in un mesetto sono riuscita a smaltire tre chili, eredità della mia alimentazione malsana dell'estate 2013 e a riscoprire il gusto di cucinare e pasticciare.
Già, perchè quando non ci si nutre più di cibi pronti o troppo elaborati, bisogna ingegnarsi, come qualcuno di voi insegna.
Quindi ho fatto incetta di farine di diversi tipi: integrale, di segale, di kamut, di noci, di mandorle ecc, e via a preparare muffin dolci e salati, crostate, plumcake, assolutamenet vegani.
Certo i risultati non sono sempre eccellenti, tipo i muffin di domenica scorsa: qualche carota, poco zucchero, farina integrale e poco altro, non erano molto saporiti, ma sicuramente molto leggeri.
Il mio vizio di sabotare le ricette altrui (e pure le mie), cambiando le dosi e gli ingredienti, mi rende tutti i giorni principiante, con mio grande divertimento.
Così qualche volta mi ritrovo alle 6 del mattino a realizzare una ricetta che mi è venuta in mente, oppure passo del tempo a leggere ricette vegane, annuso spezie, provo nuovi accostamenti, gioco con i sapori.
Cambiare abitudini è divertente.
Ho scoperto un nuovo modo di alimentarmi, più eco-sostenibile.
E' vero che siamo ciò che mangiamo. Quando non mangio alimenti di origine animale il mio umore immediatamente migliora, non sarà casuale, vero?
E il mio corpo risponde bene alla sottrazione di lieviti, latticini, uova e carne, così mi sento più motivata a continuare e a sperimentare.
Prima o poi posterò qualche ricetta di mia invenzione, se riuscirò a ricordarmela!
Tante volte scrivo un post mentalmente, ripromettendomi di scriverlo davvero il giorno seguente, ma spesso proprio non ne ho voglia, di accendere il computer più che altro.
Perciò mi accontento di leggere i post degli altri, dal cellulare!
Comunque, eccomi qui!
Sono molto felice. Non c'è un motivo preciso, come la maggior parte della gente si aspetterebbe.
Sono felice perchè mi sento bene, il mio stato vitale è alto e sento una grande energia che mi accompagna sempre, anche nell'affrontare le difficoltà, che altro non sono che occasioni per migliorare, scoprire, superare i miei limiti.
Se non lo faccio io per prima, come posso insegnare a farlo?
Ci sono state belle soddisfazioni sia nell'ambito lavorativo che nelle amicizie, ma di questo parlerò a parte.
Oggi voglio raccontare la mia entrata in punta di piedi nell'alimentazione vegana, non totale, ma a piccole dosi, per qualche giorno alla settimana.
Dopo aver "toccato con mano" che le mie emicranie sono spesso di origine alimentare, ho iniziato a studiare le reazioni del mio corpo a certi cibi.
Ho così dovuto bandire i formaggi molli,la mozzarella e anche il parmigiano (li mangerò giusto in occasioni speciali).
Ho eliminato i salumi (anche questi saranno cibo delle feste, sopratutto ora che è Pasqua).
Non mangio più cibi confezionati: a colazione e merenda niente biscotti, crackers, cornetti dolci (neanche pseudo-vegetali).
Pochissimo pane, sempre tostato.
Insomma, in un mesetto sono riuscita a smaltire tre chili, eredità della mia alimentazione malsana dell'estate 2013 e a riscoprire il gusto di cucinare e pasticciare.
Già, perchè quando non ci si nutre più di cibi pronti o troppo elaborati, bisogna ingegnarsi, come qualcuno di voi insegna.
Quindi ho fatto incetta di farine di diversi tipi: integrale, di segale, di kamut, di noci, di mandorle ecc, e via a preparare muffin dolci e salati, crostate, plumcake, assolutamenet vegani.
Certo i risultati non sono sempre eccellenti, tipo i muffin di domenica scorsa: qualche carota, poco zucchero, farina integrale e poco altro, non erano molto saporiti, ma sicuramente molto leggeri.
Il mio vizio di sabotare le ricette altrui (e pure le mie), cambiando le dosi e gli ingredienti, mi rende tutti i giorni principiante, con mio grande divertimento.
Così qualche volta mi ritrovo alle 6 del mattino a realizzare una ricetta che mi è venuta in mente, oppure passo del tempo a leggere ricette vegane, annuso spezie, provo nuovi accostamenti, gioco con i sapori.
Cambiare abitudini è divertente.
Ho scoperto un nuovo modo di alimentarmi, più eco-sostenibile.
E' vero che siamo ciò che mangiamo. Quando non mangio alimenti di origine animale il mio umore immediatamente migliora, non sarà casuale, vero?
E il mio corpo risponde bene alla sottrazione di lieviti, latticini, uova e carne, così mi sento più motivata a continuare e a sperimentare.
Prima o poi posterò qualche ricetta di mia invenzione, se riuscirò a ricordarmela!
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