Oggi appena tornata a casa, a Budoni, ho sentito l'odore del mare.
Sono stata via solo tre giorni. Eppure appena scesa dalla macchina ho percepito subito il suo odore inconfondibile.
Questa è pura ricchezza.
C'è molta differenza tra il luogo dove sono nata (Busachi) e quelli in cui ho vissuto dopo: non ho mai abitato vicino al mare.
Ora se non fossi così pigra lo raggiungerei a piedi in soli 20 minuti di camminata sostenuta.
Nel mio paese non c'era il mare, ma un paesaggio rosso di trachite. E muri alti, case a più piani, cortili e portoni. Bellissimi portoni tipici, stile spagnolo, credo.
Sos pottalles (non so se si scriva così).
Dietro a questi portoni di solito si apre "unu fundagu", una sorta di scantinato coperto da una volta, oppure un cortile interno dove si svolgeva gran parte dell'operosa vita familiare quando in casa si producevano quasi tutti i beni di consumo: dal cibo agli indumenti.
Sa cottiggia, si trovava all'interno.
Da piccola ero curiosa di sbirciare oltre i tanti portoni.
Magari nel cortile c'era un pozzo, o un rigoglioso albero di giuggiole, o un melograno, o dei fiori.
Oggi dietro questi portoni c'è solo il silenzio lasciato da chi un tempo vi abitava e ora non c'è più.
Ogni volta che torno lì, il paese è più taciturno, delle migliaia di abitanti di 50 anni fa restano poche centinaia, la maggior parte di loro è anziana.
Un tempo le strade brulicavano di vita, le chiacchiere delle massaie che cianciavano fin dall'alba non permettevano certo di stare a letto fino a tardi. Le persone si facevano visita a tutte le ore e la caffettiera era sempre pronta sul fuoco.
C'era molta condivisione, ci si aiutava, o almeno così mi sembrava.
Ora un velo grigio pare avvolgere il paese.
Provo una stretta al cuore ogni volta che ripenso a tutta quella vita e all'assordante silenzio di oggi.
Quando ero bambina e mia nonna mi portava con sè in chiesa o a fare delle commissioni provavo sempre la stessa fitta al cuore ogni volta che vedevo una persona anziana.
Gli anziani mi fanno pensare alla morte.
Vedevo e vedo il peso degli anni sulle loro spalle e in qualche modo me ne sento responsabile. Pensiero sciocco e infantile forse, ma è questo che provo.
Naturalmente nel gruppo delle persone che sono invecchiate ci sono i miei genitori, e i genitori delle mie amiche, e i pochi zii rimasti, e gli insegnanti che ho avuto, e i vicini di casa.
Molte persone care se ne sono andate negli ultimi anni.
Ieri ho salutato una cara zia di 99 anni che essendo rimasta vedova si trasferirà in continente dalla figlia.
E' nell'ordine delle cose.
Partirà tra un mese e non tornerà più al paese se non per essere seppellita, così ha detto.
Sono tornata a casa col magone. Poi ho recitato daimoku e ho lasciato andare questo triste pensiero, triste e inutile, perchè 99 anni di vita in salute e relativo benessere non sono da tutti, mia zia ha potuto festeggiare ben 75 anni di matrimonio!
Certo, vedere un'altra porta chiusa sarà doloroso, ma cercherò di trasformare il dolore in gratitudine per tutte le volte in cui sono stata felice in quella casa.
La vita è come l'acqua, non le si può impedire di scorrere.
Lasciate un commento, lo pubblicherò al più presto...è semplice, basta cliccare su commenti e scegliere il vostro profilo
mercoledì 24 luglio 2019
sabato 20 luglio 2019
Sardegna un anno dopo
Un nuovo anno di me.
E' stato come rinascere; nello stesso luogo ma anche in un altrove indefinito, perchè nessun luogo rimane quello che era, e pure noi, non siamo più gli stessi.
E' come aver fatto un tuffo ed essere riemersa dall'altra parte del mondo.
Eppure quello che ho attraversato a ritroso è semplicemente il Mar Tirreno; eppure quello era il mio oceano.
Per un sardo, qualsiasi terra al di là della propria isola è un continente lontano.
Nel mio orizzonte ora c'è Tavolara, isola nell'isola, maestosa e fiera, l'Hermea Insula che fin dai tempi antichi accoglieva i naviganti che raggiungevano il golfo di Olbia, città dalle mille contaminazioni, unica città greca in Sardegna.
Olbia significa felice. E in questo anno sono stata davvero felice.
Primo elemento di felicità: il blu; poi il sole, la luce, l'orizzonte lontano, il profumo della terra.
Ho ritrovato un'isola vecchia ma anche nuova. Un'isola più grande di come la ricordavo, con luoghi apparsi dal nulla che hanno occupato lo spazio che conservavo nei ricordi.
Anche la gente sembra diversa, ma in fondo in fondo, è sempre la stessa, come me.
E' stato strano ricominciare una nuova vita nella terra a cui appartengo, ma non nel paese in cui sono cresciuta.
Abitare al mare dà alla vita un altro sapore, apre la porta a nuove abitudini e queste suscitano nuovi desideri.
Mai come quest'anno la mia vita si è svolta all'aria aperta, per riconquistare tutti i raggi di sole persi in ventisei anni di lontananza.
L'autunno e l'inverno sono stati scanditi dal rumore del vento e delle onde, tutti i giorni, in una sorta di danza con l'universo, a ricordare quanto la nostra vita sia legata agli elementi naturali.
Acqua. La mia vita qui è legata principalmente all'acqua. Da essa sta prendendo forma la nuova me.
E' stato come rinascere; nello stesso luogo ma anche in un altrove indefinito, perchè nessun luogo rimane quello che era, e pure noi, non siamo più gli stessi.
E' come aver fatto un tuffo ed essere riemersa dall'altra parte del mondo.
Eppure quello che ho attraversato a ritroso è semplicemente il Mar Tirreno; eppure quello era il mio oceano.
Per un sardo, qualsiasi terra al di là della propria isola è un continente lontano.
Nel mio orizzonte ora c'è Tavolara, isola nell'isola, maestosa e fiera, l'Hermea Insula che fin dai tempi antichi accoglieva i naviganti che raggiungevano il golfo di Olbia, città dalle mille contaminazioni, unica città greca in Sardegna.
Olbia significa felice. E in questo anno sono stata davvero felice.
Primo elemento di felicità: il blu; poi il sole, la luce, l'orizzonte lontano, il profumo della terra.
Ho ritrovato un'isola vecchia ma anche nuova. Un'isola più grande di come la ricordavo, con luoghi apparsi dal nulla che hanno occupato lo spazio che conservavo nei ricordi.
Anche la gente sembra diversa, ma in fondo in fondo, è sempre la stessa, come me.
E' stato strano ricominciare una nuova vita nella terra a cui appartengo, ma non nel paese in cui sono cresciuta.
Abitare al mare dà alla vita un altro sapore, apre la porta a nuove abitudini e queste suscitano nuovi desideri.
Mai come quest'anno la mia vita si è svolta all'aria aperta, per riconquistare tutti i raggi di sole persi in ventisei anni di lontananza.
L'autunno e l'inverno sono stati scanditi dal rumore del vento e delle onde, tutti i giorni, in una sorta di danza con l'universo, a ricordare quanto la nostra vita sia legata agli elementi naturali.
Acqua. La mia vita qui è legata principalmente all'acqua. Da essa sta prendendo forma la nuova me.
domenica 1 luglio 2018
Arrivederci Spoleto
Alla fine sono passati vent'anni dal giorno in cui mi sono trasferita in questa città. I primi anni sono vissuta nella stessa zona in cui abito ora, per poi trasferirmi al centro storico e poi nella parte appena fuori, nei miei anni di matrimonio. Di questa città mi colpì il profumo di rose e gelsomino in primavera e di cibi cotti alla brace in inverno.
Dei luoghi io ricordo odori e profumi. L'odore di Spoleto sa di buono e di buona cucina, specie di ottime carni alla griglia.
Delizia del palato e degli occhi, ho camminato tanto lungo vicoli irti che mettevano a dura prova i muscoli, ho passeggiato nel bosco, mi sono fermata al sole nelle piazze sentendomi felicemente di passaggio.
Dovevano essere 6 mesi...e invece...
Le amicizie più care le ho strette negli ultimi 10 anni; qui la gente è guardingo e difficilmente fa il primo passo con " quelli di fuori", ma io mi sono sempre sentita a mio agio e fortunata a vivere in un posto così bello.
Mi fa un certo effetto partire, mancano solo due giorni e io non realizzò chiaramente il salto che sto per fare.
Per settimane ho salutato persone, col cuore in mano da entrambe le parti; già c'è la nostalgia, la mancanza.
Poi ci sono i luoghi: la scuola in cui ho insegnato per tanti anni, il ristorante romantico, il mio bar preferito per l'aperitivo, il macellaio di fiducia, il verduraio, la mia parrucchiera del cuore, e tanto tanto altro.
Il profilo della Rocca e del campanile del Duomo rimarrà impresso nella mia memoria per sempre, come i tramonti che ammiravo verso ovest, quell'ovest che poi mi ha prepotentemente chiamato.
E ora fisso i tanti scatoloni in cui ho suddiviso la mia vita; a tratti mi sento sembrata, ma poi mi dico che per rinascere bisogna per forza perdersi.
Mi ritroverò in Sardegna, sono pronta!
Dei luoghi io ricordo odori e profumi. L'odore di Spoleto sa di buono e di buona cucina, specie di ottime carni alla griglia.
Delizia del palato e degli occhi, ho camminato tanto lungo vicoli irti che mettevano a dura prova i muscoli, ho passeggiato nel bosco, mi sono fermata al sole nelle piazze sentendomi felicemente di passaggio.
Dovevano essere 6 mesi...e invece...
Le amicizie più care le ho strette negli ultimi 10 anni; qui la gente è guardingo e difficilmente fa il primo passo con " quelli di fuori", ma io mi sono sempre sentita a mio agio e fortunata a vivere in un posto così bello.
Mi fa un certo effetto partire, mancano solo due giorni e io non realizzò chiaramente il salto che sto per fare.
Per settimane ho salutato persone, col cuore in mano da entrambe le parti; già c'è la nostalgia, la mancanza.
Poi ci sono i luoghi: la scuola in cui ho insegnato per tanti anni, il ristorante romantico, il mio bar preferito per l'aperitivo, il macellaio di fiducia, il verduraio, la mia parrucchiera del cuore, e tanto tanto altro.
Il profilo della Rocca e del campanile del Duomo rimarrà impresso nella mia memoria per sempre, come i tramonti che ammiravo verso ovest, quell'ovest che poi mi ha prepotentemente chiamato.
E ora fisso i tanti scatoloni in cui ho suddiviso la mia vita; a tratti mi sento sembrata, ma poi mi dico che per rinascere bisogna per forza perdersi.
Mi ritroverò in Sardegna, sono pronta!
lunedì 11 giugno 2018
The dreamy teacher torna a casa
Ebbene sì, dopo 26 anni farò il mio viaggio a ritroso, per approdare nuovamente nella mia terra.
Ci pensavo da qualche anno: i miei genitori di colpo invecchiati mi hanno fatto riflettere sul senso di questa lontananza, ormai fine a se stessa, dopo la fine del mio matrimonio.
Amo Spoleto, amo i miei alunni...ma la famiglia è la famiglia. E la traversata ha raggiunto costi proibitivi.
Seppur a malincuore, il richiamo di casa ha vinto e ad aprile ho presentato domanda di trasferimento...e l'ho ottenuta!
Olbia è la mia destinazione.
Ora sto cercando di rinchiudere in valigie e scatoloni queste decenni di vita "nel continente"...un tir non basta!
Mi dispiace aver deluso qualcuno, per esempio i miei bimbi ai quali ho dato un grande dolore...ma è la vita. Non li dimenticherò mai, mai, mai!
Ci pensavo da qualche anno: i miei genitori di colpo invecchiati mi hanno fatto riflettere sul senso di questa lontananza, ormai fine a se stessa, dopo la fine del mio matrimonio.
Amo Spoleto, amo i miei alunni...ma la famiglia è la famiglia. E la traversata ha raggiunto costi proibitivi.
Seppur a malincuore, il richiamo di casa ha vinto e ad aprile ho presentato domanda di trasferimento...e l'ho ottenuta!
Olbia è la mia destinazione.
Ora sto cercando di rinchiudere in valigie e scatoloni queste decenni di vita "nel continente"...un tir non basta!
Mi dispiace aver deluso qualcuno, per esempio i miei bimbi ai quali ho dato un grande dolore...ma è la vita. Non li dimenticherò mai, mai, mai!
domenica 3 dicembre 2017
La scuola post Vaccini
Ormai sono una voce fuori dal coro, e lentamente mi preparo al commiato.
Sono arrivati altri momenti come questo nella mia vita, momenti in cui ho percepito la fine di qualcosa. Dapprima una semplice sensazione di "aria" che mi avvolge, una brezza che ha un odore diverso, poi lentamente sensazioni fisiche sempre più chiare, come la nausea a frequentare gli stessi ambienti, vedere le stesse persone.
Non per loro, non ce l'ho con nessuno, ma per la tossicità della relazione, della situazione.
Arriva il momento in cui si capisce che in un luogo si è dato e preso tutto, e allora non resta che studiare un'uscita di scena dignitosa e poco appariscente.
Dopo i mesi estivi trascorsi a studiare documenti riguardanti l'assurdo obbligo vaccinale, i piani di sterminio studiati dai nostri politici e politicanti, dopo la consapevolezza che se nessuno ha voluto fermare una legge che lede il diritto alla salute delle persone, non mi aspetto molto altro da questo Paese, non in meglio almeno.
So benissimo da che parte sto:dalla parte della libertà.
Difenderò quella dei bambini, come ho già fatto, dichiarandomi obiettore di coscienza in materia VACCINI, rifiutandomi di partecipare alla vergognosa raccolta dei certificati vaccinali che le segreterie e i dirigenti hanno appioppato ai docenti, in barba alla privacy, ho subito per questo un richiamo del mio dirigente, e ho capito ancora meglio da che parte voglio stare.
Non con la massa, non con i pecoroni, non con i paurosi.
Voglio stare con i saggi coraggiosi, quelli che goccia dopo goccia consumano la roccia, quelli che aprono sentieri laddove non ce ne sono.
Sento profondamente di non essere in vendita in un'epoca in cui le persone sono semplicemente merci a basso costo.
Bene, nel momento in cui pure noi insegnanti saremo ricattate per la vaccinazione coatta, io so già che non mi piegherò per tenermi un lavoro che sta diventando disumano.
L'insegnamento viene impoverito giorno dopo giorno, anche se noi docenti stoicamente cerchiamo di resistere, i bambini poverini minati fisicamente e psicologicamente da ogni sorta di sperimentazione non dichiarata ( e i vaccini lo sono)...per cui è tempo di studiare il piano b.
Primo passo: rientrare in Sardegna col trasferimento, poi chissà.
Resilienza e speranza.
Sono arrivati altri momenti come questo nella mia vita, momenti in cui ho percepito la fine di qualcosa. Dapprima una semplice sensazione di "aria" che mi avvolge, una brezza che ha un odore diverso, poi lentamente sensazioni fisiche sempre più chiare, come la nausea a frequentare gli stessi ambienti, vedere le stesse persone.
Non per loro, non ce l'ho con nessuno, ma per la tossicità della relazione, della situazione.
Arriva il momento in cui si capisce che in un luogo si è dato e preso tutto, e allora non resta che studiare un'uscita di scena dignitosa e poco appariscente.
Dopo i mesi estivi trascorsi a studiare documenti riguardanti l'assurdo obbligo vaccinale, i piani di sterminio studiati dai nostri politici e politicanti, dopo la consapevolezza che se nessuno ha voluto fermare una legge che lede il diritto alla salute delle persone, non mi aspetto molto altro da questo Paese, non in meglio almeno.
So benissimo da che parte sto:dalla parte della libertà.
Difenderò quella dei bambini, come ho già fatto, dichiarandomi obiettore di coscienza in materia VACCINI, rifiutandomi di partecipare alla vergognosa raccolta dei certificati vaccinali che le segreterie e i dirigenti hanno appioppato ai docenti, in barba alla privacy, ho subito per questo un richiamo del mio dirigente, e ho capito ancora meglio da che parte voglio stare.
Non con la massa, non con i pecoroni, non con i paurosi.
Voglio stare con i saggi coraggiosi, quelli che goccia dopo goccia consumano la roccia, quelli che aprono sentieri laddove non ce ne sono.
Sento profondamente di non essere in vendita in un'epoca in cui le persone sono semplicemente merci a basso costo.
Bene, nel momento in cui pure noi insegnanti saremo ricattate per la vaccinazione coatta, io so già che non mi piegherò per tenermi un lavoro che sta diventando disumano.
L'insegnamento viene impoverito giorno dopo giorno, anche se noi docenti stoicamente cerchiamo di resistere, i bambini poverini minati fisicamente e psicologicamente da ogni sorta di sperimentazione non dichiarata ( e i vaccini lo sono)...per cui è tempo di studiare il piano b.
Primo passo: rientrare in Sardegna col trasferimento, poi chissà.
Resilienza e speranza.
domenica 3 settembre 2017
Riavvolgete la pellicola, per favore!
Il cielo è un ombrello di nuvole che si apre e si chiude, nuvole vere, almeno sembra.
Sprazzi di grigio stingono i palazzi, è incredibile che dopo tutti questi anni ci siano ancora vie che non ho percorso, in questa città. Quartieri visti solo marginalmente, senza attraversarli.
C'è sempre un altrove, ovunque si è. Il problema è che io in questo altrove vorrei perdermi, senza riprendere la routine.
Il film dell'estate è iniziato il 3 Luglio, dopo che il mio indice ha premuto la parole SUBMIT nel Report Finale Erasmus, a conclusione di un anno di mobilità del personale.
Siamo partite in 14 per frequentare dei corsi all'estero, grande esperienza da tutti i punti di vista; poi è iniziata la sperimentazione in classe, sopratutto con attività di teatro in Inglese.
Abbiamo lavorato tanto. Il nostro lavoro è stato apprezzato e il Report è stato valutato benissimo, il saldo del budget è arrivato dopo solo 15 giorni. Chiuso questo capitolo.
Oggi è una delle solite domeniche fumose che annunciano il lavoro.
Io sento aria d'Irlanda senza un perchè, consumo immagini della Scozia come se fossero cioccolatini, sogno una vita alternativa, un cambiamento.
Sì, vorrei tornare indietro esattamente di due mesi, rivivere quei bellissimi giorni in mia compagnia, ad Alghero, evitare l'abbuffata di formaggi sardi che mi ha steso a letto per una settimana, impedendomi di andare al mare, chiacchierare di più con i miei genitori e con le mie amiche d'infanzia.
Un soffio. Sessanta giorni in un battito di ciglia.
Domani il primo Collegio Docenti dell'anno, un anno già minato in partenza dall'assurda legge sui vaccini obbligatori e dalle ultime disposizioni che stabiliscono che anche con più insufficienze gli alunni non debbano essere bocciati.
Ottima questa Buona Scuola! Un flop annunciato al quale non avevo voluto credere.
Il mio ruolo appare sempre più inutile. E' difficile mantenersi "dreamy".
Il mio quindicesimo anno di insegnamento, il volto dei miei alunni al momento è l'unica molla che mi spinge ad aprire la porta e rimettermi in pista.
Buon inizio, è un po' come Capodanno!
Sprazzi di grigio stingono i palazzi, è incredibile che dopo tutti questi anni ci siano ancora vie che non ho percorso, in questa città. Quartieri visti solo marginalmente, senza attraversarli.
C'è sempre un altrove, ovunque si è. Il problema è che io in questo altrove vorrei perdermi, senza riprendere la routine.
Il film dell'estate è iniziato il 3 Luglio, dopo che il mio indice ha premuto la parole SUBMIT nel Report Finale Erasmus, a conclusione di un anno di mobilità del personale.
Siamo partite in 14 per frequentare dei corsi all'estero, grande esperienza da tutti i punti di vista; poi è iniziata la sperimentazione in classe, sopratutto con attività di teatro in Inglese.
Abbiamo lavorato tanto. Il nostro lavoro è stato apprezzato e il Report è stato valutato benissimo, il saldo del budget è arrivato dopo solo 15 giorni. Chiuso questo capitolo.
Oggi è una delle solite domeniche fumose che annunciano il lavoro.
Io sento aria d'Irlanda senza un perchè, consumo immagini della Scozia come se fossero cioccolatini, sogno una vita alternativa, un cambiamento.
Sì, vorrei tornare indietro esattamente di due mesi, rivivere quei bellissimi giorni in mia compagnia, ad Alghero, evitare l'abbuffata di formaggi sardi che mi ha steso a letto per una settimana, impedendomi di andare al mare, chiacchierare di più con i miei genitori e con le mie amiche d'infanzia.
Un soffio. Sessanta giorni in un battito di ciglia.
Domani il primo Collegio Docenti dell'anno, un anno già minato in partenza dall'assurda legge sui vaccini obbligatori e dalle ultime disposizioni che stabiliscono che anche con più insufficienze gli alunni non debbano essere bocciati.
Ottima questa Buona Scuola! Un flop annunciato al quale non avevo voluto credere.
Il mio ruolo appare sempre più inutile. E' difficile mantenersi "dreamy".
Il mio quindicesimo anno di insegnamento, il volto dei miei alunni al momento è l'unica molla che mi spinge ad aprire la porta e rimettermi in pista.
Buon inizio, è un po' come Capodanno!
mercoledì 23 agosto 2017
Sarò sempre un'isolana
Voglio una vita color turchese. E stavolta me la prendo.
Distese d'acqua e toni di blu che scivolano l'uno nell'altro. Questo mi appaga e altro non chiedo.
Chi nasce in un'isola può girare tutto il mondo (cosa che comunque non ho fatto) e amare profondamente altri luoghi, ma poi, quando si sbarca di nuovo, si sente nel sangue che quello è il proprio posto.
E non basta una vita per vedere tutto nella propria isola.
Prendiamo Alghero, città che amo, quest'anno ci sono stata due volte e nonostante abbia percorso il centro storico più e più volte, sono stata rapita sempre da nuovi particolari.
Prendiamo poi la mia lingua d'origine, il sardo. Ad un certo punto, mi manca il suo suono, e mi struggo ascoltando dei cd che ho qui con me, nel continente.
Sento il desiderio di ascoltare dal vivo i concerti dei tenores, partecipare alle feste folk, leggere della nostra storia, delle nostre tradizioni, parteciparvi.
Da quando il mio amico Basedow ha fatto il suo ingresso nella mia vita, 16 anni fa, ho dovuto assumere farmaci che purtroppo interferiscono con la memoria. Provo disagio, perchè è difficile ricordare i particolari di testi lunghi e letti molto tempo fa, oppure confondo le cifre di date e orari. Ora ho un'agendina sempre in borsa.
Credo che questo "handicap" sia tra i motivi che mi spingono a tornare, tornare nella mia terra per poter affogare i miei pensieri davanti al mare, cullata dal vento.
Desidero dedicarmi ai miei genitori ormai anziani e regalare anche la mia esperienza professionale ai miei piccoli conterranei.
Ci credo fortemente.
A un isolano basta poco per vivere, quando ha la libertà.
Non servono fronzoli o oggetti, abbiamo già tutto.
Da ragazza percepivo la fine dell'isola come muro, limite invalicabile.
Ora vedo un unico vasto orizzonte, una terrazza sul mondo, un trampolino per nuovi viaggi, che sicuramente farò.
Distese d'acqua e toni di blu che scivolano l'uno nell'altro. Questo mi appaga e altro non chiedo.
Chi nasce in un'isola può girare tutto il mondo (cosa che comunque non ho fatto) e amare profondamente altri luoghi, ma poi, quando si sbarca di nuovo, si sente nel sangue che quello è il proprio posto.
E non basta una vita per vedere tutto nella propria isola.
Prendiamo Alghero, città che amo, quest'anno ci sono stata due volte e nonostante abbia percorso il centro storico più e più volte, sono stata rapita sempre da nuovi particolari.
Prendiamo poi la mia lingua d'origine, il sardo. Ad un certo punto, mi manca il suo suono, e mi struggo ascoltando dei cd che ho qui con me, nel continente.
Sento il desiderio di ascoltare dal vivo i concerti dei tenores, partecipare alle feste folk, leggere della nostra storia, delle nostre tradizioni, parteciparvi.
Da quando il mio amico Basedow ha fatto il suo ingresso nella mia vita, 16 anni fa, ho dovuto assumere farmaci che purtroppo interferiscono con la memoria. Provo disagio, perchè è difficile ricordare i particolari di testi lunghi e letti molto tempo fa, oppure confondo le cifre di date e orari. Ora ho un'agendina sempre in borsa.
Credo che questo "handicap" sia tra i motivi che mi spingono a tornare, tornare nella mia terra per poter affogare i miei pensieri davanti al mare, cullata dal vento.
Desidero dedicarmi ai miei genitori ormai anziani e regalare anche la mia esperienza professionale ai miei piccoli conterranei.
Ci credo fortemente.
A un isolano basta poco per vivere, quando ha la libertà.
Non servono fronzoli o oggetti, abbiamo già tutto.
Da ragazza percepivo la fine dell'isola come muro, limite invalicabile.
Ora vedo un unico vasto orizzonte, una terrazza sul mondo, un trampolino per nuovi viaggi, che sicuramente farò.
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