venerdì 21 febbraio 2014

E' stata solo un'illusione?

Sognare la neve e inseguire le nuvole col naso schiacciato sui vetri della finestra, sperando che si decidano a liberare candidi fiocchetti.
Il ricordo delle rare mattine in cui mia mamma ci svegliava eccitata e meravigliata come una bambina: " C'è la neve!", e noi subito giù dal letto, sfidando le stanze gelide, i tubi congelati, l'assenz adi acqua corrente per correre fuori a giocare felici.
Qualche settimana fa il mio piccolo sogno di ogni inverno si è realizzato, per poche ore che mi hanno lasciato nel cuore immagini sfavillanti di luce, riflessi, candore.
In Umbriac'è un posto magico nel Parcfo dei Monti Sibillini: Castelluccio di Norcia, conosciuto per i gustosi legumi che vi si coltivano (Nel Pian Grande); la fioritura di queste piantine è un evento a cui ahimè non sono riuscita ancora ad assitere.
Da Spoleto si arriva a Norcia e poi ancora su...fino alle vette.

Simpatiche mucche

Arrivati sull'altopiano ho affondato i piedi nella candida coperta che rendeva tutto molto surreale.



L'Italia in un bosco di conifere

Certo, non c'era un metro di neve...ma nel primo pomeriggio c'è stata una piccola bufera, poi il sole.

I Monti Sibillini

Attimi di blu

E' durato solo una maniciata di minuti, forse un'ora.
Il cielo si è confuso con la terra. Il sogno con la realtà.


Ho aspettato qualche giorno e sono tornata lassù, per ritrovare la magia.
Delusione. La neve era sparita quasi del tutto.
Continuo ad alimentare il sogno, in questa illusione d'inverno.

mercoledì 29 gennaio 2014

Un'oca per amico

Lei è femminile solo grammaticalmente parlando, in realtà è un Lui di due anni.
Un bel giovane di nome Ottorino, un'oca tolosa splendida.

Quando si insegna ci si deve ingegnare in tutti i modi per rendere i giorni, i mesi, gli anni scolastici diversi e sorprendenti e per fortuna alle maestre la fantasia non manca! Anzi, proprio grazie alla nostra fantasia possiamo far fronte alle bastonate ministeriali, mettendo al primo posto il diritto di ogni bambino ad avere un buona istruzione ed una vita scolastica serena e appagante.
Il 25 Gennaio c'è stata l'Open Day, giornata in cui la scuola apre le porte ai visitatori, per promuovere l'Istituto nella speranza di copiose iscrizioni di nuovi alunni.
La settimana precedente all'Open Day è stata tutto un fermento di colori: cartelloni, poster, festoni, disegni. La scuola resa più bella, per mascherare il fatto che il Comune non imbianchi gli ambienti da chissà quanto tempo e le porte e i muri siano pietosamente scrostati.
Per rendere la giornata ancora più speciale mi sono interessata personalmente dell'invito di Ottorino, alias Becco di Rame.

Eccola lì, sembra un divo del cinema. Si è fatto fotografare, accarezzare e riprendere senza batter becco.
Per ricordarci che è un tipo tosto ha spalancato le ali due volte e tutti a fare:" Ohhh!!".
Eravamo elettrizzati, bambini e adulti.
La sua storia ci ha commosso: dopo essere stato attaccato da una volpe che gli ha staccato la parte superiore del becco, gli è stata applicata una protesi di rame con un delicato intervento chirurgico (eseguito dal Dottor Alberto Briganti), unico al mondo.
Becco di Rame vive in una bella fattoria in Toscana ed è un animale da compagnia, coraggioso e premuroso, che difende il resto degli animali presenti (ecco perchè è rimasto ferito) dai predatori, tipo volpi ecc.
La sua storia è diventata un libro e presto sarà anche cartone animato. E' l'occasione per parlare di un modo diverso di rapportarsi agli animali, uscendo dalla logica dello sfruttamento ed entrando in quella del riconoscimento dei loro diritti, rispettandone l'intelligenza e valorizzandoli, senza sacrificarli per forza a tavola.
A me ha dato modo di conoscere l'impegno di tante persone, in particolare di questo dottore che si è fatto promotore di una campagna per l'abolizione dell'utilizzo del fegato d'oca e delle piume, causa della morte e della sofferenza di tanti animali.
E' arrivato il momento di offrire a tutti una scelta, un'alternativa all'essere carnivori solo perchè ci siamo stati abituati (mi auuro che i genitori amanti delle bistecche non ce ne vogliano), è uno spunto per nuove riflessioni sul nostro impatto su questo delicato pianeta, di cui non siamo padroni assoluti.


Grazie Becco di Rame!

lunedì 13 gennaio 2014

Il mio sogno di insegnare all'estero (ed essere 750esima in graduatoria)

Scrivo questo post per rispondere a Giulia...e per ricordare un bel periodo della mia vita, un sogno realizzato, la magia prima sognata e poi toccata, e tutto ciò che da lì in poi mi ha reso quella che sono.

Se in quel pomeriggio di Novembre 2002, mentre impastavo dei biscotti all'anice a casa di una mia amica, la signora e direttrice Giulia C. non mi avesse chiamato da Edimburgo...ora non sarei un'insegnante.
Quel trillo di telefono ha cambiato la mia vita per sempre.
Un passo indietro: dopo aver frequentato l'Istituto Magistrale (come voleva mio babbo) neanche mi sono sognata di proseguire con l'anno integrativo (per avere il diploma quinquennale) nè di iscrivermi alla Facoltà di Pedagogia...ma ho lasciato tutto e tutti e sono partita per Macerata, dove ho iniziato a frequentare il Corso di Scenografia all'Accademia di Belle Arti.
Nel 1994 ci fu il Bando di Concorso per insegnare nella scuola Elementare, tentai senza interesse e senza entusiamo e infatti non lo superai.
Nel frattempo iniziavo a capire che per sfondare nel mondo dell'arte serviva una gran faccia tosta e tanti soldi...per cui piano piano l'idea di dovermi trovare un "lavoro serio" iniziò a farsi strada nella mia testa.
Dopo varie peripezie a parentesi lavorative, approdai a Spoleto, anno 1998.
Mi rimanevano pochi esami da sostenere all'ABA di Roma (dove mi ero trasferita nel '96) e la tesi.
Intanto lavoravo in Trentino Alto Adige stagionalmente.
Nel 1999 nuovo Bando di Concorso per insegnanti. Ci andai preparata, superai lo scritto. Febbraio 2000: tesi; Maggio 2000 superamento esame orale per il concorso. Ottima posizione. Ero in una graduatoria ad esaurimento...evviva (e l'esaurimento iniziava ad essere anche della sottoscritta, per la stanchezza immane, avevo pure iniziato a studiare l'Inglese ).
Studiando per il Concorso mi imbattei nelle varie leggi e normative e ,per puro caso, sentii parlare del Contingente Italiano per le Scuole Italiane all'estero...mi si accese una lampadina e nel 2001 presentai domanda per entrare nella graduatoria per le supplenze all'estero.
Scelsi due destinazioni: Edimburgo e Madrid.
Sentivo che sarei partita, nonostante ci fosse una possibilità su 10.000, forse.

Dopo quella fatidica telefonata, in una settimana ho lasciato di nuovo tutto e tutti e sono partita per Glasgow...il resto lo sapete.
Purtroppo, essendo una supplente, il mio contratto è durato solo 5 mesi.
Negli anni successivi ho però iniziato a cullare il sogno di poter tornare all'estero, ma come insegnante di ruolo...ma prima dovevo passare di ruolo in Italia.
Nel 2004 sono stata chiamata dal Consolato di Madrid, ma non ho potuto accettare l'incarico, in quanto già in servizio in una scuola a Spoleto...
Incredibile! Sono stata chiamata per ben due volte come supplente all'estero!

Nel 2007 finalmente ho firmato il mio contratto a tempo indeterminato, ancora tre anni e sarei stata pronta per presentarmi al Concorso per le Scuole Italiane all'estero; la mia occasione è arrivata nel 2011, dopo 6 anni di attesa!
Eravamo "solo" 37.000, insegnanti da tutta l'Italia con il sogno di fuggire!!!
Il concorso l'ho superato ma, per un disguido burocratico, il mio nome non era stato inserito in graduatoria. Panico.Ricorso.Attesa.
Poco prima di Natale finalmente giustizia è stata fatta, sono apparsa in graduatoria...ma, ahimè, mai avrei pensato di essere così giù, nonostante un buon punteggio.
Sono "solo" 750 su 900, per la mia classe di concorso.
C'è da dire che le altre migliaia di persone che hanno sostenuto l'esame con me, in graduatoria non ci sono proprio, ma certo non sono al settimo cielo.
Comunque, io mi ritengo mooolto fortunata e so per certo che un'altra occasione ci sarà. Non ho dubbi.
In questi anni non mi sono annoiata neanche per un secondo e, quando si tiene un sogno stretto stretto tra le dita, la vita ha davvero un altro sapore!


Glasgow


sabato 4 gennaio 2014

Lingua madre (A sa moda 'e Busachi)



Costumi tradizionali di Busachi

Ho salutato la Sardegna con quel solito misto di malinconia, rimorso, gratitudine.
Le palme di fronte all'aeroporto di Cagliari-Elmas ondeggiavano felici al vento,godendosi il sole.
La sera prima della partenza sono riuscita a riunire una decina di amiche/amici dei bei tempi che furono per una pizzata.
Tutti siamo cambiati, ognuno ha preso la propria strada. Chi è partito e poi tornato.
Chi vorrebbe farlo ma non ha il coraggio, chi vorrebbe ma non può per vari motivi.
I coetanei con figli sono pochi e comunque non erano presenti alla cena, per cui in un batti baleno eccoci di nuovo negli anni 90, giovanissimi.
A quei tempi in un paese di 2000 anime ci divertivamo con davvero poco:si andava al bar per la cioccolata calda e già il poter parlare con i "maschi" era una trasgressione.

Si passeggiava per una lunga strada ("Lo stradone")che porta ad un punto panoramico ("Il Belvedere") e si guardava il paese dall'alto, chiacchierando spensieratamente, nonostante fossimo a due passi dal cimitero.



Per le feste tipo Capodanno, Pasquetta e Ferragosto si facevano gli "spuntini".
Con la parola spuntino, che io ho continuato ad usare anche una volta fuori dalla Sardegna, senza essere capita, si intende una grande mangiata e tanto divertimento con un nutrito gruppo di amici, non al ristorante ma nelle "casette" o in campagna.
Per "casette" si intende una casa disabitata, abbastanza vecchiotta e mezza diroccata, concessa da qualche gentil signore ( in genere un parente) ai giovani del paese proprio per questi festeggiamenti.
Il menù, chissà perchè, spesso prevedeva, tra le varie pietanze non vegane, i "gamberoni" cucinati da qualcuno del gruppo che era disposto ad "appestarsi" casa propria per far mangiare la ciurma.
Durante queste cene se ne combinavano di tutti i colori, ma cose così semplici a differenza delle pericolose ragazzate di oggi.
Ancora quei ricordi ci fanno sorridere, ma sarebbe troppo lungo riferire dettagli che per chi non era presente non sono sicuramente rappresentativi.
faceva parte del gioco essere "spiati" dalle vecchiette che, sentendo chiasso per le vie, si mettevano dietro gli scuri, senza curarsi di spegnere la luce per non farsi vedere.
Nel ricordare tanti aneddoti ci siamo comunque resi conto che nel paese le persone che cercano di rompere la monotonia e creare occasioni di divertimento/socializazione sono comunque gli over 40, addirittura gli over 70.
Ho due zii, per esempio, che a 95 anni lei e 98 lui, sono sempre in movimento, preparano leccornie per figli e nipoti, tengono banco nelle conversazioni, hanno ancora una voglia di non perdere tempo che certi ventenni se la sognano.
Mio padre, a 73 anni, si è dato a scrivere poesie, altri si dedicano ad altre iniziative culturali, per non far morire le nostre tradizioni e per cercare di renderle fruibili da più persone possibile.
Ma i giovani non ci sono...e non perchè tutti studiano fuori...forza, uscite di casa, ragazzi!
( E pure io dovrò fare la mia parte, e presto vi dirò come)
Spero che nel mio paese, i cui abitanti ora sono appena 1000, con pochissimi nati, ci sia di nuovo una ventata di vitalità, di rinnovamento.
Stavolta mi sono portata via un cd in Limba (Lingua Sarda)inciso dal coro polifonico di Busachi, perchè la cosa che più mi manca è il suono della gente che parla in sardo.
La voce di mia nonna che mi diceva le conte, le ninne nanne, la voce di mia mamma che racconta...e tutta la narrazione della mia vita di prima è stata in sardo!
E io la mia lingua riesco solo a capirla, ma non so come si scrive e non conosco le parole più amtiche, meno contaminate...perciò hodeciso che è tempo di recuperare!
Partendo dalla musica!
http://www.youtube.com/watch?v=7_lfWnNvrM0

domenica 29 dicembre 2013

Frugando nei cassetti

In questi giorni tornata figlia mi sono concessa il lusso del dormire.
Io che mi sveglio di solito alle 6.00 tutti i giorni, ho invece dormito 12 ore per notte.
Ci e' voluta tanta pazienza per calarmi nel silenzio antico del paesello.
Ce l'ho fatta, pero', nonostante la marea di ricordi che mi ha assalito nelle ore passate a fissate un camino scoppiettante.
Stavolta non ho guardato foto, ne' letto lettere di ex...ma ho trovato un'agenda in fondo ad un cassetto.
Non era uno dei miei diari segreti, bensi' l'agenda nella quale prendevo gli appunti di Storia dell'Arte durante il primo anno di accademia.
Che bello e' stato rivivere quei pomeriggi a lezione, e che lezioni!!
I prof. Ci incantavano con le loro parole.
Tra gli appunti.c'erano le frasi che a lezione mi scriveva la mia carissima amica Stefania.
E poi altre frasi della mitica Katy, di Andrea e Luca.
Un pezzo di vita felice e intensa e' tornata a far parte del presente, e ho provato un'infinita gratitudine!

giovedì 26 dicembre 2013

Non fa per me

Che il Natale non fosse la mia festa preferita gia' lo sapevo, ma che non vorrei piu' festeggiarlo e' una nuova consapevolezza.
Non voglio spiegare le mie mille ragioni pubblicamente, per cui corro il rischio di passare per asociale, antipatica e musona.
La famigliola felice da Mulino.Bianco e' pura utopia e per le feste devo sempre augurarmi di uscire indenne dai piccoli / grandi malintesi che possono crearsi intorno ad una tavola incredibilmente imbandita, stando a stretto contatto con i parenti con i quali non si sente grande affinita'.
In quattro giorni di vacanza ho dormito e mangiato piu' del solito, letto tutti i blo, mandato centinaia di messaggi, guardato la tv...e ora che faccio?
Ormai disabituata al riposo, il mio cervello inizia a pensate negativo.
Scrivo questo post per ridere un po' di me, del fatto che il Natale e' una festa per saggi e io non lo sono per niente,; e' una festa per persone estroverse e io sono solitaria; e' una festa per bambini e io non lo sono piu'.
Tanto rumore per nulla. A me basta molto meno clamore. Il mio attimo fugace di Natale l'ho vissuto ammirando i presepi. Perdendomi nelle lucine di una sera sfocata, riscoprendo silenzi vecchi e nuovi.
Natale era ieri, ma mi pare sia durato fin troppo.
Ancora auguri a tutti!

lunedì 16 dicembre 2013

Un Natale semplice

Siamo di nuovo a Natale. Altro giro di boa. Tempo di bilanci, chiusure, rottamazioni...per poi lanciarsi nel nuovo anno con tutta la speranza possibile.
In questo quasi mese di silenzio ho solo pensato intensamente agli avvenimenti storici del momento, commuovendomi spesso e volentieri vedendo i nuovi e vecchi eroi del mio tempo.
Perchè poi mi accorgo che la storia è ora e  io ci sono dentro.
Le scene viste al telegiornale sulle disumane condizioni degli immigrati al centro di accoglienza di Lampedusa sono le stesse che ho visto nel film sulla prigionia di Nelson Mandela.
E quegli occhi grandi e profondi della gente d'Africa io non posso cancellarli dalla mia mente.
I loro diritti sono cuciti anche sulla mia pelle.
Ho ricordato le poesie di Ungaretti e Desmond Tutu studiate alle elementari.
Dirò sempre grazie alle mia maestre, così idealiste, così integre.
Come mai trent'anni fa ci parlavano continuamente dell'aparthaid, della schiavitù delle persone di colore, di diritti umani?
Erano già così avanti?
Già immaginavano cosa sarebbe successo?
Fatto sta che da quando avevo sei anni mi sono preoccupata dell'Africa.
E la mia bambola preferita si chiamava Dudù ed era di colore. Chissà perchè mia madre mi aveva comprato una bambola di colore. Nessuna delle mie amcihe ne aveva una così.
Sono tutte cose che mi vengono in mente ora, isolotti di ricordi che affiorano dalla mia memoria nebulosa.

                                                      

E po il pensiero della mia Terra.
Non si può lasciare un'isola, neanche se te ne vai a 17 anni.
Ne fai sempre parte. E l'isola diventa un modo di essere e sentire. Io sono un'isola.
Non potevo non commuovermi davanti alla Sardegna in ginocchio, dopo venti anni di miseria...il colpo di grazia.
E dentro quel colpo di grazia, sotto al fango, in mezzo all'acqua melmosa...è sbocciata l'idea di qualcosa di nuovo, di necessario.

                                                     

Rinascita. Rinascita. Rinascita. Se vi capita visitate il paese di Orgosolo (Nu) e scoprirete con quanta grinta il mio popolo ha difeso la sua terra. E' ora di tirar fuori di nuovo quella grinta.
Ricostruire. Prima lo spirito poi le cose. Poi ricucire le relazioni, seppellire l'odio e allacciare mani e braccia. Da soli non si va da nessuna parte.
                                                     
                                 
                                         Felice il popolo che non ha bisogno di eroi.

Quando ho visitato Orgosolo sono rimasta colpita da questa frase. Gli eroi entrano in gioco nel momento in cui bisogna fronteggiare grandi ingiustizie, rischiando anche la vita.
Credo che ci sia un disperato bisogno di eroi! Ma non per questo non si può essere felici.

Quest'anno voglio un Natale semplice, intimo.
Un momento universale e senza fronzoli in cui abbraccio idealmente le persone più care e vicine, ma anche quelle che non riuscirò a incontrare perchè hanno cambiato strada, perchè combattono in territori di frontiera, perchè hanno deciso di dimenticarmi.
                                               
                               
                                         Che sia un Natale vero, profondamente sentito.