domenica 18 ottobre 2015

Esperienza, amica preziosa

E' la prima volta che inizio un nuovo ciclo a scuola: fine quinta, di nuovo in prima. Un salto brusco e buffo che mi vede in una fase di ristrutturazione e destrutturazione del mio modo di essere (non solo insegnante).
Lavorare con i piccolini è un insieme di emozioni e paure che solo gli insegnanti possono capire, niente è scontato, tutto è da imparare/insegnare/perfezionare, ci sono regole da impostare e far rispettare, bambini che all'improvviso piangono e la lezione deve essere interrotta, la pipì che scappa a tutti i minuti, la popò che pure è scappata, ma sulla sedia...insomma ci sarebbe tanto da dire!
Quest'anno ero ( e sono) determinata a mettere in scena (già, visto che la classe è un po' un teatro) un'altra me e devo dire che, a parte l'altro giorno che ero attanagliata da una feroce emicrania, ci sto riuscendo bene.
Per l'apprendimento della letto-scrittura uso sia il libro di testo che tanti giochi orali che invento nei momenti più impensati, durante la giornata, oppure al momento, in classe. La fantasia non è mai troppa e cerco di teatralizzare la lezione facendo ridere i bambini che così lavorano più volentieri.
Magari i quaderni non sono tutti ordinatissimi, ma ci sono già bimbi in odore di disgrafia e non posso tartassarli per la perfezione, poi ogni quaderno deve evolvere insieme al suo proprietario. Forse devo essere io per prima più disciplinata nel proporre le attività...chissà.
Comunque, a parte questo, far ridere...mi fa ridere! Mi diverto e mi ricarico! La sera chiudo gli occhi e sono contenta che l'indomani ci sia scuola!
Grazie all'esperienza degli anni precedenti posso gestire meglio la situazione e gli apprendimenti, senza ansia, perchè già so che ognuno ha i suoi tempi ed è solo questione di tempo.
Alcuni bambini già sanno leggere...altri stanno iniziando...è così entusiasmante quando un bambino impara a leggere!
E mi tornano in mente alcune attività che le mie maestre mi facevano fare in prima elementare...anche io torno bambina, ho una nuova occasione di guardare il mondo da un'altra prospettiva, con più ottimismo.
Mi sono di nuovo impadronita del mio tempo, ho ripreso le lezioni di inglese, di ginnastica e, da oggi, le mie camminate.
Voglio far entrare tanta fresca allegria nella mia vita!

venerdì 18 settembre 2015

Prima settimana di scuola

L'attesa è stata lunga:immaginarli, sognarli, pensare di fare delle cose insieme,cercare le parole da dire, pensare a cosa indossare per il primo incontro.
E' una sorta di gestazione, lasciare che i propri alunni, dopo cinque anni insieme,prendano il volo e altri prendano il loro posto.
E questi piccolini tanto attesi sono arrivati!
Che carini e che dolci! Siamo tutte entusiaste ed il lavoro è intenso ma fruttuoso.
Dopo anni di piccoli barbari incontrati qua e là, ecco dei bimbi perlomeno educati, qualcuno addirittura i primi giorni ci chiamava con un bel "signora maestra".
Alcuni sono buffissimi, piccoli nanerottoli con gli occhi che ridono, altri timidissimi che piano piano escono dal guscio.
Le quasi sei ore trascorse a scuola per i primi tre giorni sono sembrate interminabili, nonostante i giochi in giardino e i vari disegnini e canzoncine.
Oggi decisamente meglio, più abituati e meno assonnati.
Nessuno piagnucola, giusto il primo giorno tutti i genitori in classe per l'accoglienza di rito, poi ognuno ha badato a se stesso, già pionieri della vita.
E' incredibile quante cose possa imparare un bambino in poco tempo, e che orgoglio essere partecipi di questa crescita incredibile.

Dopo tutte le frustrazioni dell'anno scorso.
Dopo che la mamma di un ex-alunno, la scorsa settimana, mi ha importunato in un supermercato, urlandomi in faccia che i voti assegnati al figlio non erano giusti (tra l'altro davvero alti).
Vigliacca. Perchè non è andata a contestarli nella sede opportuna?
Vigliacchi pure i genitori che insultano le insegnanti su facebook. Vergognatevi, non siete degni di avere dei figli.

La gentil signora è stata rimessa al suo posto con molto garbo, da me.
E ieri un'altra gentildonna ha avuto una tagliente risposta che la zittirà per sempre.
Vita nuova: via i rami secchi.
Basta dipendere dal giudizio di chi non capisce niente di scuola, di chi non sa neanche la differenza d'uso di un "succinta" e "concisa".
Andate ad insegnare il mestiere ai postini, alle parrucchiere, ai banchieri e perchè no? Pure ai politici?
Perchè si deve pensare che proprio le insegnanti non sappiano fare il loro lavoro?

Non sono neppure degne della mia rabbia, certe persone.
Mi sento rinata, una persona nuova e vado avanti a passo sicuro!
W LA SCUOLA!

mercoledì 9 settembre 2015

Il tempo di realizzare

Nei giorni trascorsi in Sardegna ho fatto una lunga chiacchierata con la mia amica del cuore:abbiamo parlato degli "effetti" dell'educazione ricevuta in famiglia.
Un'educazione maschilista, prima di tutto.Ma non sono stati tanto i padri ad inculcarcela, quanto le madri.
Ci hanno insegnato ad essere brave ragazze, studentesse eccellenti, grandi lavoratrici, pronte all'abnegazione.Esseri perfetti.
Ci hanno anche trasmesso (per fortuna) l'importanza di essere indipendenti economicamente, proprio loro che non lo sono state. Proprio loro che hanno per una vita potuto contare solo su quanto elargito dai mariti. Ma ci hanno anche trasmesso, secondo noi, la paura di essere felici, la convinzione che ciò che facciamo non basta mai e che siamo sempre in debito verso di loro.
Ci sono anche donne della mia età che vivono la stessa situazione, e magari alcune non sono neanche sposate ma "devono" sposarsi, perchè a vent'anni non hanno pensato a trovarsi un lavoro...e ora come fanno?

Guardo il volto di mia madre segnato dalla fatica di una vita spesa per la famiglia e vorrei alleggerirla di tanti pesi. Ma non posso.
Ci sono abitudini profondamente radicate nella sua cultura e io non posso incidere.
Il suo dolore è stato il mio e a volte lo è ancora, alimentando un demone interiore che mi fa sentire piccola ed indifesa, incapace di essere ciò che sono.
Ma chi sono? Possibile che sia così difficile capirlo?
Possibile che a furia di accontentare gli altri ci si dimentichi di cosa avremmo voluto fare ed essere davvero?
Sì, a me è successo.
Poi è arrivato il daimoku a spazzare via la polvere nei miei cassetti e ora frammenti di sogni e desideri riappaiono dal buio. Il cammino per riemergere è appena iniziato.

Quella paura di non riuscire che mi attanaglia la gola, di tanto in tanto, quando meno me l'aspetto. Quel sentirmi inferiore e incapace.
"Questa è una grave offesa alla tua vita e alla tua natura di Budda", mi è stato detto.
E io mi sono offesa molte volte, dunque.

Da qualche parte dovevo ripartire, perciò l'altro pomeriggio sono andata a Roma, in Accademia. Voglio ricreare un legame con l'arte e mi sembrava giusto tornare lì dove l'avevo abbandonata.
La distanza non mi faciliterà nel seguire dei corsi, ma non mi arrendo.
Già la sola passeggiata per Piazza del Popolo e Via di Ripetta mi ha suggerito nuove immagini di vita.
E' tempo di realizzare,ora!

domenica 6 settembre 2015

Nessuno sta aiutando l'Africa

Non credo affatto che gli italiani siano razzisti, salvo casi sporadici.
Negli ultimi anni piuttosto vedo una popolazione adulta sempre più indebolita e rassegnata, ma ancora pronta a tendere una mano.

Quello che sta succedendo in Europa è allarmante e i politici non vogliono intervenire.
Io non cado nel tranello del sentimi razzista solo perchè non sono d'accordo con questa invasione incontrollata di persone delle quali non sappiamo niente.

Mi sento abbastanza paziente da sopportare di vedere i miei genitori sempre più anziani che devono ancora provvedere ai miei fratelli disoccupati; mi sento responsabile per loro e cerco di aiutarli perchè so che allo Stato non interessa nulla.
Poi all'improvviso, in un paese di mille anime arrivano questi ragazzi giovani ai quali viene fornito un bellissimo I phone e del denaro per le spese di tutti i giorni.
A nessun italiano si forniscono questi beni, e qualcuno ne avrebbe bisogno.

Provo orrore per l'inganno nel quale sono cadute queste persone, so cosa significa lasciare la propria terra e sentirsi sradicati, in un non-luogo in cui non ci sono più i punti di riferimento.
Mi immedesimo in chi fugge da una guerra causata proprio dall'Occidente, provo l'angoscia di chi cerca di salire su un treno ma non può, oppure di chi forse si accorge che il luogo in cui è approdato non è accogliente come ci si aspettava.
Bisogna intervenire per supportare chi ha avuto il coraggio di fuggire dalla guerra per cercare una vita più dignitosa.

Noi accogliamo, diamo acqua, cibo e un tetto. Dopo?
Cosa daremo a queste persone dopo? Una persona ha delle esigenze che vanno ben oltre la soddisfazione dei propri bisogni fondamentali.

La questione religiosa è la prima che si affaccia nella mia mente e penso a come gli uomini musulmani guardano e giudicano noi donne occidentali.
Come sarà possibile preservare la nostra identità? Chi ci proteggerà?

Dopo l'accoglienza, come intendono intervenire i politici in merito a questioni tipo i matrimoni tra consanguinei, l'infibulazione, la poligamia, la libertà d'istruzione per le donne, la parità dei diritti ecc? C'è qualcuno che sta spiegando a queste migliaia di uomini che dovranno vivere nel rispetto delle nostre leggi? Oppure saremo noi costretti a rinunciare e regredire per non innescare violenze?
E come reagiranno tutte queste persone, in prevalenza uomini, che non sono assolutamente preparati a questo shock culturale?
Svuotare un continente privandolo della sua gioventù riporterà l'Africa agli anni della deportazione degli schiavi in America...
E in Europa saranno davvero trattati da esseri umani o diventeranno di nuovo schiavi?

Perchè non si parla più di pace, soluzione ai conflitti e perchè non si agisce per fermare la guerra e dare alle persone l'opportunità di crescere laddove sono nate, rendendo migliore il loro Paese?
Che tristezza questo enorme stato paneuropeo, miscuglio di estranei forzatamente uniti nella disgrazia, senza scelta, senza opportunità, governato solo dalla logica del denaro, dove i politici sono al sicuro nei loro palazzi e la gente è costretta ad una promiscuità e contiguità esplosiva.
E che tristezza vedere gli ideali di un'Africa unita, che finalmente riesce ad utilizzare le proprie ricchezze e risorse per i propri cittadini, abbandonati definitivamente.

C'è qualcuno che pensa davvero all'Africa, che la ama e intende salvarla o piuttosto questo continente deve essere svuotato per un motivo ben preciso?

giovedì 27 agosto 2015

In attesa

Sono arrivata in aeroporto con ben 4 ore di anticipo! Niente panico: ho fatto shopping. Una bella borsa lucida blu elettrico, davvero economica e materiali carini peri pargoli di classe prima. Da Feltrinelli ho trovato cose stupende. Ho preso dei kit per origami edelle cards da colorare.
Fremono i preparativi per il nuovo anno scolastico, e dopo le mille disavventure dello scorso anno questo deve essere l'anno della riscossa.
Sono stata impegnata i un restyling dell'ingresso della scuola, commissionatomi dalla Preside. Ho detto sì perchè mi ha chiesto di scrivete con una vernice rosso Ferrari la frase di Malala su una vecchia vernice lungo le scale.
Non so quante gradiranno, ma il mio segno ora e' per sempre i quella scuola.Come un megatatuaggio.
Io sono contenta perchè è stato divettente farlo.
Vi posterò le foto al rientro dal mio breve trip in Sardegna, ecco, tra poco inizia l'imbarco.
Se to già il sapore dei ravioli di ricotta di mia mamma, i malloreddus e le varie carni. Che fame!
A presto!

sabato 22 agosto 2015

Ai bambini piace il mare?

Voi avete mai notato che i bambini italiani sono più irrequieti dei loro coetanei stranieri?
Ciò si nota molto prima che arrivino alla scuola elementare.
Ora che mi trovo al mare mi sto dilettando a ficcanasare nel menage di diverse famiglie con pargoli al seguito. Già a colazione la giornata inizia con pianti e "No" decisi. Molti bambini sono piccolini, 1 o 2 anni e sicuramente non sanno parlare. Comunicano in modo alternativo...ahimè sopratutto con grugniti, urla disumane e penetranti.
La scena si ripete nella sala ristorante a colazione, poi in spuaggia, poi ancora a cena.
Mi chiedo cosa ci sia che li irrita tanto: il cibo? La troppa vicinanza con genitori e fratellini? Il cibo diverso? La sabbia sotto i piedini?
Forse ai bambini proprio non piace il mare, mi dico.Eppure i genitori sono solleciti a dar loro ciò che chiedono, ma questi niente, sempre più ingestibili.
La cosa che più mi colpisce è che pochissime coppie parlano tra loro, cioè poche mogli con i rispettivi mariti, e viceversa. Allira mi spiego perchè anche i piccoli non parlino. Coppie mute. Figli stizziti. Per ora mi pare una costante. Ho ancora un giorno per studiare la situazione, poi metterò a digiuno i miei poveri timpani!

domenica 16 agosto 2015

Let it be

Arriva un momento in cui la pancia ti parla forte e chiaro: non puoi non sentirla.
E quando senti, devi pure "ascoltare".
Quando il vento del nord smette di soffiare, e l'afa mi schiaccia di nuovo verso il suolo ,allora sento distintamente che è davvero il momento di lasciar andare qualcosa, mollare un po' di zavorra dalla mia nave.
"I'm the captain", solo io posso decidere.
Insomma, dopo una vita passata a fare la "brava bambina, ragazza, studentessa, insegnante" ho capito che davvero ora voglio cambiare rotta, sarò sempre brava, ma mi cimenterò nella difficile arte del rendere felice me stessa.
Perchè è davvero difficile rendersi felici quando per educazione si è stati abituati a pensare prima ad essere graditi agli altri che a se stessi.
Ogni rivoluzione inizia con un passo, quello che ho appena fatto è stato esporre alla preside le mie problematiche di salute ( benedetta tiroide che mi fa fermare per forza) e farmi sollevare dall'incarico di vicepreside (per pochi spiccioli in più a fine anno non vale la pena continuare a mettere a repentaglio il mio fisico con situazioni che non riesco emotivamente più a gestire).
Ci sono progetti migliori nella mia testa e mi serve del tempo, anche il tempo di non fare nulla e sentirmi bene lo stesso.
L'anno scolastico che si è chiuso è stato illuminante, forse in negativo, perchè stavo diventando proprio quella che non voglio essere, risucchiata da un sistema disumano che trita insegnanti e alunni per farne una poltiglia umana che col tempo non serve più a nulla.
Mi è bastato riprendere in mano il libro di Paolo Crepet, "La gioia di educare", per avere un'ulteriore conferma che il nostro sistema scolastico non è per niente adatto ai bambini.
Troppa competizione, e questa storia dei voti è terribile per questi bimbetti che già a cinque/sei anni devono essere "marchiati" con un numero.
Lo so che è sbagliato, ma è legge, non posso non farlo.
La situazione schizofrenica per me sta nel fatto che "so" cosa dovrei fare, ma non posso farlo perchè non ho gli strumenti nè il ruolo per stravolgere tutto.
Ma lungi da me l'idea di "adattarmi pedissequamente al sistema", per cui d'ora in poi metterò in atto una nuova forma di resistenza.
Per continuare a credere nel mio mestiere devo farlo diventare missione, e per percepirlo come tale devo investirlo di un grande valore , deve diventare il mio grande sogno. Perciò, ora più che mai, devo sognare io per prima, altrimenti come faccio a far sognare i miei alunni?
Ci sono tante cose allettanti che farò per far entrare aria fresca nella mia vita, nuove persone, nuove attività creative, nuovi viaggi.
Per ora ho fatto il primo passo. Ho scelto e ho voltato pagina.