Certe giornate non hanno nome, come questa, giornate in cui si è contemporaneamente in luoghi diversi, in attesa del taglio definitivo.
Il cielo grigio che ricorda che la vita è una marea di gioia e malinconia e l'ho sempre detto, accolgo entrambe anche quando la mia umanità vorrebbe respingere ciò che fa male.
Nella mia testa un orologio ha misurato giornate di dubbio e domande profonde, le emozioni strozzate tra testa e cuore, ferme in gola, fino a soffocarmi.
Poi ho visto l'azzurro davanti a me, sentito di nuovo che siamo stolti quando crediamo che la vita sia qualcosa di immutabile, la vita è IMPERMANENZA e guai a volersi arroccare in posizioni di difesa, il cambiamento è VITALE.
Per cui, ho cercato dentro di me un coraggio che da qualche parte doveva essere, ho preso la rincorsa e mi sono tuffata.
Spiegherò meglio nei prossimi giorni, mesi.
Ora è tutto in fase di ricostruzione.
a presto!
Lasciate un commento, lo pubblicherò al più presto...è semplice, basta cliccare su commenti e scegliere il vostro profilo
domenica 8 maggio 2016
venerdì 4 marzo 2016
Perchè certi sentimenti sono davvero eterni
La bellezza della nostra esistenza è per me indiscussa, se c'è da soffrire soffro, se c'è da gioire gioisco.
Ogni momento ha la sua intrinseca preziosità, così struggente, a volte, da farmi commuovere. sopratutto quando l'infinito si infila nei miei giorni, all'improvviso.
Il sentiero dell'amicizia l'ho percorso e lo percorro affidandomi come un bambino, fidandomi del mio istinto che mi portava e mi porta a trovare persone a me affini, capaci di guardare nella mia anima senza strapparla, permettendomi di fare altrettanto.
Sono stata molto fortunata, lo affermo senza alcun dubbio.
Era bello, Francesco, stare seduta sulle panchine dei giardinetti, a Macerata, e fantasticare del nostro futuro, parlare della nostra terra lontana, confidarti i miei sfortunati amori, le mie delusioni ma anche i miei entusiasmi.
La nostra amicizia ci ha portato delicatamente lontano, fino ad un altro luogo magico per entrambi. Ritrovarsi sulle Dolomiti è stata una grande emozione e la conferma che i sentimenti veri resistono al tempo, non hanno bisogno di appuntamenti formali, di obblighi, di attese disattese. Ci si ritrova perchè è semplicemente naturale che sia così.
Così come diventa naturale scriverti una lettera, a mano, dopo tante fredde mail, passare una mattina a trovare le parole giuste per continuare a raccontarmi in due fogli fitti fitti di parole.
Si inizia a parlare come se 20 anni non fossero mai trascorsi. Si riallacciano idee, sogni e nuove consapevolezze in continuità perfetta.
Nessuno strappo. Sicuramente più affetto da darsi, più profondo.
E poi c'è un volto che mi è rimasto stampato nel cuore di bambina delle scuole elementari, poi ragazza, poi donna.
Il confine tra amore e amicizia confuso, liquido nel tempo infinito che ci ha separato.
dove sono finiti i giorni l'una senza l'altro?
Abbiamo camminato per trent'anni per ritrovare il suono della nostra voce.
Il tempo ci è stato amico, risparmiandoci i tafferugli tra innamorati e preservando i frutti di una cara amicizia.
Guarderemo di nuovo, un giorno, il sole tramontare a ovest, insieme?
Intanto tengo stretti i ricordi che mi fioriscono nella memoria.
Ogni giorno mi perdo nel candore della vita, vista anche attraverso gli occhi dei miei alunni, coccolata dalle loro parole di miele e mi dico che sono una privilegiata.
Torno io stessa bambina e cerco di asciugare ora le lacrime di allora, per far sorridere gli altri.
" Siete buffe voi due"- ha detto L. oggi a me e alla mia collega.
Gli ho risposto che noi maestre siamo "obbligate" a far ridere i bambini.
Come non dire grazie ad Annalisa, mia amica e complice in questi anni di "apprendistato" per diventare maestra-streghetta.
Mancano giusto tre mesi alla conclusione di questo anno scolastico e nel mese di Maggio starò lontano dalla scuole perchè sarò radioattiva (seguirà post ad hoc)...perciò inizio a fare i miei conti...col sapore della mia piccola grande vittoria: l'aver capito profondamente cosa mi serve per essere davvero felice.
Ogni momento ha la sua intrinseca preziosità, così struggente, a volte, da farmi commuovere. sopratutto quando l'infinito si infila nei miei giorni, all'improvviso.
Il sentiero dell'amicizia l'ho percorso e lo percorro affidandomi come un bambino, fidandomi del mio istinto che mi portava e mi porta a trovare persone a me affini, capaci di guardare nella mia anima senza strapparla, permettendomi di fare altrettanto.
Sono stata molto fortunata, lo affermo senza alcun dubbio.
Era bello, Francesco, stare seduta sulle panchine dei giardinetti, a Macerata, e fantasticare del nostro futuro, parlare della nostra terra lontana, confidarti i miei sfortunati amori, le mie delusioni ma anche i miei entusiasmi.
La nostra amicizia ci ha portato delicatamente lontano, fino ad un altro luogo magico per entrambi. Ritrovarsi sulle Dolomiti è stata una grande emozione e la conferma che i sentimenti veri resistono al tempo, non hanno bisogno di appuntamenti formali, di obblighi, di attese disattese. Ci si ritrova perchè è semplicemente naturale che sia così.
Così come diventa naturale scriverti una lettera, a mano, dopo tante fredde mail, passare una mattina a trovare le parole giuste per continuare a raccontarmi in due fogli fitti fitti di parole.
Si inizia a parlare come se 20 anni non fossero mai trascorsi. Si riallacciano idee, sogni e nuove consapevolezze in continuità perfetta.
Nessuno strappo. Sicuramente più affetto da darsi, più profondo.
E poi c'è un volto che mi è rimasto stampato nel cuore di bambina delle scuole elementari, poi ragazza, poi donna.
Il confine tra amore e amicizia confuso, liquido nel tempo infinito che ci ha separato.
dove sono finiti i giorni l'una senza l'altro?
Abbiamo camminato per trent'anni per ritrovare il suono della nostra voce.
Il tempo ci è stato amico, risparmiandoci i tafferugli tra innamorati e preservando i frutti di una cara amicizia.
Guarderemo di nuovo, un giorno, il sole tramontare a ovest, insieme?
Intanto tengo stretti i ricordi che mi fioriscono nella memoria.
Ogni giorno mi perdo nel candore della vita, vista anche attraverso gli occhi dei miei alunni, coccolata dalle loro parole di miele e mi dico che sono una privilegiata.
Torno io stessa bambina e cerco di asciugare ora le lacrime di allora, per far sorridere gli altri.
" Siete buffe voi due"- ha detto L. oggi a me e alla mia collega.
Gli ho risposto che noi maestre siamo "obbligate" a far ridere i bambini.
Come non dire grazie ad Annalisa, mia amica e complice in questi anni di "apprendistato" per diventare maestra-streghetta.
Mancano giusto tre mesi alla conclusione di questo anno scolastico e nel mese di Maggio starò lontano dalla scuole perchè sarò radioattiva (seguirà post ad hoc)...perciò inizio a fare i miei conti...col sapore della mia piccola grande vittoria: l'aver capito profondamente cosa mi serve per essere davvero felice.
domenica 7 febbraio 2016
Da che parte stai?
Mi ha particolarmente colpito la morte di Giulio Regeni, un altro eroe dei nostri tempi,un "ricercatore di verità", come è stato definito.
Un altro giovane che si batteva per trovare risposte, denunciare abusi e oppressione, agitare le coscienze per illuminare l'oscurità che avvolge questo nostro tempo così difficile.
Credo sia sempre più importante prendere una decisione, dichiarare da che parte si sta e poi agire coerentemente con i propri principi.
Le nostre piccole vite sono strettamente legate alla vita di tutto il genere umano ed è da stolti credere di poter vivere al sicuro nel proprio orticello quando "nei quattro angoli del Paese" (come recita uno scritto buddista) c'è guerra e carestia.
Ognuno di noi deve alzare la testa, sollevare il proprio sguardo, affinare i sensi e capire che direzione prendere per creare valore, per ricostruire la dignità di un intero pianeta.
Ora più che mai c'è bisogno di essere forti e generosi, rispettosi e determinati a combattere contro le ingiustizie.
In Italia in questo momento si sta combattendo una battaglia per il riconoscimento dei diritti civili a tutte le persone, e alcuni politicanti si permettono il lusso di boicottare la richiesta del popolo che li ha eletti, con un vergognoso sfregio alla dignità profonda degli esseri umani.
Popolo moderno governato da oscurantisti medievali.
Italia culla del Rinascimento e insieme ancora ostaggio di menti tribali che negano ferocemente ai propri simili la possibilità di essere.
Italia, Paese in cui la piazza si muove per negare gli altrui diritti, per difendere i delinquenti e coprire i mafiosi, invece di denunciare gli abusi di una politica corrotta.
Italia, splendido Paese che non riesce a ricordare le proprie radici e le proprie lotte per la libertà, ostaggio di pochi individui guidati dai più bassi istinti; Paese nel quale gli onesti devono guardarsi alle spalle, rischiando quotidianamente la pelle, nel senso letterale del termine.
Io so da che parte sto e rinnovo la mia determinazione di ricercare il Vero, sempre; non indietreggio per paura, uso la saggezza ma non arretro.
Mi auguro che sempre più persone decidano di alzarsi da sole, prendendo in mano il proprio destino, creando valore proprio là dove sono, con le proprie peculiarità.
Facciamo della ricerca del giusto la nostra missione, non si può più aspettare.
" Triste il Paese che ha bisogno di eroi", si legge in un murales ad Orgosolo, in Sardegna.
Solo ora ne capisco profondamente il significato.
Grazie a tutti quelli che combattono. Ho bisogno del vostro esempio.
Un altro giovane che si batteva per trovare risposte, denunciare abusi e oppressione, agitare le coscienze per illuminare l'oscurità che avvolge questo nostro tempo così difficile.
Credo sia sempre più importante prendere una decisione, dichiarare da che parte si sta e poi agire coerentemente con i propri principi.
Le nostre piccole vite sono strettamente legate alla vita di tutto il genere umano ed è da stolti credere di poter vivere al sicuro nel proprio orticello quando "nei quattro angoli del Paese" (come recita uno scritto buddista) c'è guerra e carestia.
Ognuno di noi deve alzare la testa, sollevare il proprio sguardo, affinare i sensi e capire che direzione prendere per creare valore, per ricostruire la dignità di un intero pianeta.
Ora più che mai c'è bisogno di essere forti e generosi, rispettosi e determinati a combattere contro le ingiustizie.
In Italia in questo momento si sta combattendo una battaglia per il riconoscimento dei diritti civili a tutte le persone, e alcuni politicanti si permettono il lusso di boicottare la richiesta del popolo che li ha eletti, con un vergognoso sfregio alla dignità profonda degli esseri umani.
Popolo moderno governato da oscurantisti medievali.
Italia culla del Rinascimento e insieme ancora ostaggio di menti tribali che negano ferocemente ai propri simili la possibilità di essere.
Italia, Paese in cui la piazza si muove per negare gli altrui diritti, per difendere i delinquenti e coprire i mafiosi, invece di denunciare gli abusi di una politica corrotta.
Italia, splendido Paese che non riesce a ricordare le proprie radici e le proprie lotte per la libertà, ostaggio di pochi individui guidati dai più bassi istinti; Paese nel quale gli onesti devono guardarsi alle spalle, rischiando quotidianamente la pelle, nel senso letterale del termine.
Io so da che parte sto e rinnovo la mia determinazione di ricercare il Vero, sempre; non indietreggio per paura, uso la saggezza ma non arretro.
Mi auguro che sempre più persone decidano di alzarsi da sole, prendendo in mano il proprio destino, creando valore proprio là dove sono, con le proprie peculiarità.
Facciamo della ricerca del giusto la nostra missione, non si può più aspettare.
" Triste il Paese che ha bisogno di eroi", si legge in un murales ad Orgosolo, in Sardegna.
Solo ora ne capisco profondamente il significato.
Grazie a tutti quelli che combattono. Ho bisogno del vostro esempio.
lunedì 11 gennaio 2016
Un nuovo anno
Le vacanze di Natale sono iniziate tra attacchi di panico e mille cose da fare (i primi dovuti alle seconde), con il bel pacco sorpresa di mia suocera con un braccio rotto, il destro, tanto per gradire.
Dopo il Natale qui, sono volata dai miei, a sorbettarmi problemi vecchi e nuovi, per fortuna quattro giorni sono volati. In compenso lì ho dormito tantissimo, ne avevo bisogno.
La cosa più irritante sono state le continue domande da inquisizione delle solite zieddas, donne di una certa età le quali mi incalzavano con domande sul mio avere o non avere figli. Perchè non li hai? Non ne vuoi? Egoista. Non puoi averne? Poverina.
Uno strazio.
Una addirittura mi ha chiesto a bruciapelo: "Sei incinta?".
Forse mi ha visto ingrassata? Bo. D'ora in poi credo darò risposte taglienti.
Nessuno che ti chieda se sei felice ed in buona salute.
Questa sovrastima della maternità l'ho sempre odiata. Dispongo dei miei ovuli come meglio credo e non voglio dovermi giustificare. Perchè proprio le donne hanno questa ossessione?
Capirei più un uomo...mah.
Finalmente il 1 Gennaio (dopo un faticoso ultimo dell'anno) siamo partiti per il mio adorato Sud Tirol.
Breve tappa a Trento, giusto il tempo di visitare i mercatini, ammirare piazza Duomo illuminata e magnifica, il cielo terso alpino e gustare una fetta di torta Linz che non dimenticherò facilmente.
Poi alla volta di Penia di Canazei.
Di nuovo quel mondo che venti anni fa mi ha visto debuttare come cameriera, stesso albergo per anni, e lì sono tornata per rilassarmi.
Albergo Monika, consiglio a tutti di andarci perchè il cuore di Monika e Renato è grande e generoso, mi hanno sempre trattato con affetto e hanno contribuito a rendermi quella che sono.
La Val di Fassa è cambiata in questi anni, ma il fascino rimane.
Ho rivisto le foto ieri sera e appaio davvero felice.
Mi fa lo stesso effetto della Scozia: balsamo per l'anima e per il corpo.
L'aria frizzante e l'odore della neve, il calore delle stube.
Il naso che pizzica, la bocca che fuma, il corpo che si scalda con salite verso le baite.
Autenticità, questo trovo tra i monti.
E stavolta nel candore di un pomeriggio ho ritrovato un caro amico che non vedevo da ben 18 anni. Caro Francesco, ci sarebbe ben altro da scrivere di te e lo farò.
Poi ancora ho assaporato semplicità, realtà, la storia del popolo ladino che già secoli fa era all'avanguardia, l'allegria della gente e la sua sapienza su come vanno le cose davvero.
Per resistere a climi rigidi non si può improvvisare.
La mia sensazione nella realtà in cui vivo tutti i giorni e che tutto sia artefatto, il saper fare si sta perdendo velocissimamente, sostituito da un'informatizzazione che sta disumanizzando tutto. In primis la scuola, ma questo sarà un altro post.
Per ora auguro un Buon Nuovo Anno a tutti!
Dopo il Natale qui, sono volata dai miei, a sorbettarmi problemi vecchi e nuovi, per fortuna quattro giorni sono volati. In compenso lì ho dormito tantissimo, ne avevo bisogno.
La cosa più irritante sono state le continue domande da inquisizione delle solite zieddas, donne di una certa età le quali mi incalzavano con domande sul mio avere o non avere figli. Perchè non li hai? Non ne vuoi? Egoista. Non puoi averne? Poverina.
Uno strazio.
Una addirittura mi ha chiesto a bruciapelo: "Sei incinta?".
Forse mi ha visto ingrassata? Bo. D'ora in poi credo darò risposte taglienti.
Nessuno che ti chieda se sei felice ed in buona salute.
Questa sovrastima della maternità l'ho sempre odiata. Dispongo dei miei ovuli come meglio credo e non voglio dovermi giustificare. Perchè proprio le donne hanno questa ossessione?
Capirei più un uomo...mah.
Finalmente il 1 Gennaio (dopo un faticoso ultimo dell'anno) siamo partiti per il mio adorato Sud Tirol.
Breve tappa a Trento, giusto il tempo di visitare i mercatini, ammirare piazza Duomo illuminata e magnifica, il cielo terso alpino e gustare una fetta di torta Linz che non dimenticherò facilmente.
Poi alla volta di Penia di Canazei.
Di nuovo quel mondo che venti anni fa mi ha visto debuttare come cameriera, stesso albergo per anni, e lì sono tornata per rilassarmi.
Albergo Monika, consiglio a tutti di andarci perchè il cuore di Monika e Renato è grande e generoso, mi hanno sempre trattato con affetto e hanno contribuito a rendermi quella che sono.
La Val di Fassa è cambiata in questi anni, ma il fascino rimane.
Ho rivisto le foto ieri sera e appaio davvero felice.
Mi fa lo stesso effetto della Scozia: balsamo per l'anima e per il corpo.
L'aria frizzante e l'odore della neve, il calore delle stube.
Il naso che pizzica, la bocca che fuma, il corpo che si scalda con salite verso le baite.
Autenticità, questo trovo tra i monti.
E stavolta nel candore di un pomeriggio ho ritrovato un caro amico che non vedevo da ben 18 anni. Caro Francesco, ci sarebbe ben altro da scrivere di te e lo farò.
Poi ancora ho assaporato semplicità, realtà, la storia del popolo ladino che già secoli fa era all'avanguardia, l'allegria della gente e la sua sapienza su come vanno le cose davvero.
Per resistere a climi rigidi non si può improvvisare.
La mia sensazione nella realtà in cui vivo tutti i giorni e che tutto sia artefatto, il saper fare si sta perdendo velocissimamente, sostituito da un'informatizzazione che sta disumanizzando tutto. In primis la scuola, ma questo sarà un altro post.
Per ora auguro un Buon Nuovo Anno a tutti!
sabato 19 dicembre 2015
Riflessioni
La settimana scorsa sono riuscita a tornare nel mio amato bosco, mi sono allenata per tre volte, come facevo l'anno scorso, prima che tutta una serie di malanni mi bloccasse.
I miei muscoli devono riacquistare forza, ma rispondono bene.
Mentre camminavo ammirando i colori dell'autunno, ancora aggrappato agli alberi, mi son detta che i più bei ricordi della mia vita sono legati alla montagna e ai boschi.
Il mare lo adoro, ma in definitiva le maree mi riportano solo ricordi di amori malinconici mai sbocciati davvero.
I ricordi montani sono invece legati a leggende di fate, laghi arcobaleno, cerbiatti, e io che per anni ho goduto di paesaggi incantati nel cuore delle Dolomiti, nel pieno della mia gioventù, con il cuore stracolmo di sogni.
Sono passati vent'anni da allora e ho rincorso certe idee di me che man mano stanno sbiadendo, emerge con gli anni la persona che sono davvero, che voglio essere davvero.
Sfrondo i rami e ritrovo essenzialità.
Una metamorfosi quotidiana.
Mi guardo intorno e scelgo a chi ispirarmi, colgo differenze, le rispetto ma allo stesso tempo scelgo altro. Cerco similitudini, semplicità, passione di persone che ancora credono nel cambiamento.
Io che negli anni scorsi ho lavorato a bellissimi progetti, quando neanche si parlava di merito e valutazione, ora vengo "bacchettata" dai lecchini di turno che per colpire il dirigente fingono di costruire, quando invece seminano discordia ed avvelenano l'ambiente.
Non mi curo di loro, guardo e passo, costruisco come una formichina, dove posso, senza lamentarmi, come "L'uomo che piantava gli alberi".
Mi vesto di sorrisi con questi piccoli uomini e donne che mi stanno riempiendo il cuore di amore e provo immensa gratitudine per poter svolgere un compito così importante.
Non guardo più ai bambini con gli stessi occhi, non cerco avidamente di macinare nozioni (per quanto non lo abbia mai fatto)ma provo a suggerire un modello, ispirare, divertire, ascoltare.
Provo io per prima ad imparare un modo nuovo di stare al mondo, ispirandomi proprio alla natura, alla quiete di un bosco in cui ogni elemento ha la sua funzione, svolta in armonia con il resto.
Le foglie cadono una volta finito il loro ciclo vitale, grate all'albero che le ha sostenute, e così io accolgo l'alternanza delle stagioni nella mia vita, profondamente.
Ciò che è stato ha avuto una funzione sicuramente benefica nella mia vita.
Si sta per chiudere un anno, e io mi sento felice in un modo mai provato prima.
I miei muscoli devono riacquistare forza, ma rispondono bene.
Mentre camminavo ammirando i colori dell'autunno, ancora aggrappato agli alberi, mi son detta che i più bei ricordi della mia vita sono legati alla montagna e ai boschi.
Il mare lo adoro, ma in definitiva le maree mi riportano solo ricordi di amori malinconici mai sbocciati davvero.
I ricordi montani sono invece legati a leggende di fate, laghi arcobaleno, cerbiatti, e io che per anni ho goduto di paesaggi incantati nel cuore delle Dolomiti, nel pieno della mia gioventù, con il cuore stracolmo di sogni.
Sono passati vent'anni da allora e ho rincorso certe idee di me che man mano stanno sbiadendo, emerge con gli anni la persona che sono davvero, che voglio essere davvero.
Sfrondo i rami e ritrovo essenzialità.
Una metamorfosi quotidiana.
Mi guardo intorno e scelgo a chi ispirarmi, colgo differenze, le rispetto ma allo stesso tempo scelgo altro. Cerco similitudini, semplicità, passione di persone che ancora credono nel cambiamento.
Io che negli anni scorsi ho lavorato a bellissimi progetti, quando neanche si parlava di merito e valutazione, ora vengo "bacchettata" dai lecchini di turno che per colpire il dirigente fingono di costruire, quando invece seminano discordia ed avvelenano l'ambiente.
Non mi curo di loro, guardo e passo, costruisco come una formichina, dove posso, senza lamentarmi, come "L'uomo che piantava gli alberi".
Mi vesto di sorrisi con questi piccoli uomini e donne che mi stanno riempiendo il cuore di amore e provo immensa gratitudine per poter svolgere un compito così importante.
Non guardo più ai bambini con gli stessi occhi, non cerco avidamente di macinare nozioni (per quanto non lo abbia mai fatto)ma provo a suggerire un modello, ispirare, divertire, ascoltare.
Provo io per prima ad imparare un modo nuovo di stare al mondo, ispirandomi proprio alla natura, alla quiete di un bosco in cui ogni elemento ha la sua funzione, svolta in armonia con il resto.
Le foglie cadono una volta finito il loro ciclo vitale, grate all'albero che le ha sostenute, e così io accolgo l'alternanza delle stagioni nella mia vita, profondamente.
Ciò che è stato ha avuto una funzione sicuramente benefica nella mia vita.
Si sta per chiudere un anno, e io mi sento felice in un modo mai provato prima.
lunedì 30 novembre 2015
Barcellona a sorpresa
Due settimane fa sono stata per tre giorni a Barcellona per un corso di aggiornamento.
Non era mai stata tra le mie destinazioni, perchè nel mio immaginario "troppo simile" a casa, alla mia Sardegna, che ha ben leggibili i segni della dominazione spagnola.
In parte è vero, Barcellona dall'aereo era molto molto familiare, vederla a colpo d'occhio mi riporta subito a Cagliari, con tutta la sua splendida luce.
Il catalano a cui rispondo in italiano o in sardo, indistintamente.
Ma poi, Barcellona è Barcellona e sei all'estero.
Io nelle ampie vie e piazze a cercare il mare all'orizzonte.
Pezzi di medioevo e di modernità, colore e serietà austera, gomito a gomito.
La gente che riempie i tavolini fuori dai locali.
Io seduta ad assaporare un pranzo da sola, tapas e vino, i raggi del sole sulle labbra, la vita semplice che in fondo vorrei. L'allegria nell'aria, senza un motivo speciale, solo per rendere omaggio alla vita.
Il chiasso piacevole nelle Ramblas, l'orizzonte che brulica di vita oltre, altrove.
Ho immaginato una possibile vita lì, senza i freddi inverni, la malinconia, la solitudine tipici dell'Umbria.
Ho percepito un luogo in cui ciascuno può semplicemente "essere", senza aver bisogno di abiti costosi, auto di lusso, troppi fronzoli.
Come sarà davvero vivere lì?
Vorrei tornarci, per sorprendermi di nuovo.
Non era mai stata tra le mie destinazioni, perchè nel mio immaginario "troppo simile" a casa, alla mia Sardegna, che ha ben leggibili i segni della dominazione spagnola.
In parte è vero, Barcellona dall'aereo era molto molto familiare, vederla a colpo d'occhio mi riporta subito a Cagliari, con tutta la sua splendida luce.
Il catalano a cui rispondo in italiano o in sardo, indistintamente.
Ma poi, Barcellona è Barcellona e sei all'estero.
Io nelle ampie vie e piazze a cercare il mare all'orizzonte.
Pezzi di medioevo e di modernità, colore e serietà austera, gomito a gomito.
La gente che riempie i tavolini fuori dai locali.
Io seduta ad assaporare un pranzo da sola, tapas e vino, i raggi del sole sulle labbra, la vita semplice che in fondo vorrei. L'allegria nell'aria, senza un motivo speciale, solo per rendere omaggio alla vita.
Il chiasso piacevole nelle Ramblas, l'orizzonte che brulica di vita oltre, altrove.
Ho immaginato una possibile vita lì, senza i freddi inverni, la malinconia, la solitudine tipici dell'Umbria.
Ho percepito un luogo in cui ciascuno può semplicemente "essere", senza aver bisogno di abiti costosi, auto di lusso, troppi fronzoli.
Come sarà davvero vivere lì?
Vorrei tornarci, per sorprendermi di nuovo.
sabato 21 novembre 2015
Chiediamoci perchè
Condivido il pensiero di un mio carissimo amico che è riuscito a trovare le parole per raccontare questi giorni terribili.
L’umanità perduta
di Francesco A. P. Saggese
Adesso che abbiamo lavato le strade sporche di sangue, adesso che stiamo per seppellire i morti, adesso che la luce delle candele sulle nostre finestre si è spenta, adesso che il dolore si è soltanto disteso, adesso che il minuto di silenzio è appena trascorso, adesso che gli sciacalli della politica sono sull’uscio delle loro tane, adesso voglio capire, devo capire. Voglio alzare la mano e fare delle domande da semplice cittadino quale sono, che non ha nessuna risposta in tasca.
È vero che la guerra scatenata in Iraq nel 2003 dall’America del presidente Bush, con il sostegno della Gran Bretagna di Blair, alla ricerca delle armi di distruzione di massa mai trovate, ha causato l’ascesa dell’Isis?
A capo del sedicente stato islamico c’è il califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che nel 2004 venne internato dalle forze irachene-statunitensi. È vero che la commissione Combined Review and Release Board chiese ed ottenne il suo rilascio incondizionato? Perché è stato permesso?
È vero che l’Isis è finanziato principalmente dall'Arabia Saudita a cui solo qualche settimana fa abbiamo stretto la mano? Quanti Paesi lo fanno?
Dove sono stati costruiti i proiettili che hanno ucciso per mano assassina e bestiale le persone di Parigi?
Chi ha fabbricato le loro armi?
Chi ha addestra i terroristi?
È vero che la Francia quest’anno raddoppierà i suoi introiti rispetto al 2014 per la vendita di armi?
È vero che l’Italia - il mio bel paese - vende armi per oltre 54 miliardi di euro, in buona parte distribuite tra Medio-Oriente e Nord Africa?
È vero che Stati Uniti, Francia, Cina, Russia e Regno Unito vendono al califfato oltre l’80% delle mine antiuomo che generano – ovunque – morte e terrore: si tratta di cinque paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Dov’è l’Organizzazione delle Nazioni Unite?
È stato detto che gli atti terroristici sono dichiarazioni di guerra che costituiscono aggressioni verso la civiltà, è vero.
Ma noi, con le premesse di cui sopra, noi occidentali e in buona parte cristiani, quanta ‘civiltà’ crediamo di esportare?
Oggi di fronte a un problema di terrorismo internazionale che rende vulnerabili le nostre città, viene invocata ancora una volta come risoluzione finale e strategica la guerra, strumento in cui non ho mai creduto.
Dall’11 settembre del 2001 a oggi quante guerre abbiamo fatto? Quante sono in corso? Cos’è cambiato sul piano della sicurezza: siamo più sicuri?
Più passa il tempo e più parlare di pace sembra essere privo di senso; un senso che si sta perdendo, se gli affari degli Stati, quelli che fanno sfregare le mani, portano da tutt’altra parte.
A voi che uccidete e vi lavate la bocca con i versetti di un libro sacro chiedo: cosa vuol dire uccidere in nome di Dio?
Siete il frutto più amaro della terra, quello che si sputa; siete la risposta più crudele che l’uomo ha dato a se stesso, il fallimento vivente di questa civiltà, l’abnegazione stessa di Dio, avete costretto alla vergogna gente della vostra stessa fede che prova il nostro stesso dolore.
A voi signori presidenti e amministratori delegati, che vi definite anche cristiani, ma che continuate a impacchettare guerre, a voi che ora correte a difenderci dai mostri che avete generato, a voi che autorizzate la fabbricazione delle armi che poi vendete nei vostri traffici internazionali, a voi che state armando il mondo intero, domando: ma cosa pensa di voi il vostro Dio se ne avete uno, e se non lo avete chiedetevi che razza di uomini siete.
Io vi ritengo complici.
E non perdono, non ve lo meritate il mio perdono, fino a quando ci sarà un bambino che vivrà la guerra, fino a quando ci sarà un bambino soldato armato dai vostri fucili, io non vi perdono e vi riterrò corresponsabili. Non m’importa più delle vostre bandiere a mezz’asta, delle vostre audizioni in parlamento, del vostro sfilare dietro un corteo tutti in fila, non vi credo più, non vi giustifico più perché voi sapete.
Sono solo le parole di Antoine Leiris, marito di Hélène Muyal, morta nella strage del Bataclan e padre del piccolo Marvil, che mi aiutano a trovare delle risposte e che mi fanno comprendere che l’unica vera forza che ci salverà sarà l’amore, quello di un marito verso la propria moglie, quello di un padre verso il suo piccolo di diciassette mesi; ci salverà la forza dei genitori di Valeria Solesin e la dignità di altri morti, quelli che contano poco o nulla per l’occidente: quelli di Beirut, quelle dei curdi, degli sciiti, dei gay buttati giù dalle torri, dei cristiani perseguitati a Mosul e altrove, dei profughi affogati nel profondo Mediterraneo…
È solo il rispetto che ho verso la vita, è solo la responsabilità che devo avere da uomo e cittadino verso i bambini di oggi, che mi fanno trovare la forza per gridare ancora più forte l’urgenza di definire una politica estera europea comune, fondata sul dialogo interculturale e interreligioso, che riconosca al tempo stesso la centralità delle Nazioni Unite, anch’esse da riformare considerato i veti da cui è ingabbiata.
E noi, semplici uomini e donne, semplici cittadini che ci alziamo la mattina per andare a lavorare, o che lo stiamo ancora cercando un lavoro, o che facciamo le casalinghe, o che lavoriamo la terra, o che insegniamo in una classe, o che andiamo in fabbrica a lavorare per ore in una catena di montaggio, o che facciamo i fotografi, gli autisti, gli idraulici, i muratori, le sarte, i medici, gli impiegati; noi che aspettiamo un bambino o che non ne abbiamo, noi che ne abbiamo già due e ne vogliamo fare un altro, noi che cantiamo in un coro, noi che sediamo sui banchi di scuola, o che aspettiamo d’innamorarci, noi che ci inginocchiamo per pregare in una chiesa, in una moschea, in una sinagoga, noi che non crediamo più in nessun dio, noi dobbiamo essere forti, lungimiranti, coraggiosi, dobbiamo trovare la forza per ristabilire nuovi equilibri, nuove prospettive, dobbiamo tornare a salutarci per strada e a sorriderci, recuperare le periferie delle città e del mondo, integrare, studiare, dobbiamo riprendere i fili spezzati del dialogo nel tentativo di poter riaffermare l’umanità che ormai da tempo abbiamo perduto.
E se alla fine ci salveremo sarà solo per merito nostro.
Francesco A. P. Saggese
L’umanità perduta
di Francesco A. P. Saggese
Adesso che abbiamo lavato le strade sporche di sangue, adesso che stiamo per seppellire i morti, adesso che la luce delle candele sulle nostre finestre si è spenta, adesso che il dolore si è soltanto disteso, adesso che il minuto di silenzio è appena trascorso, adesso che gli sciacalli della politica sono sull’uscio delle loro tane, adesso voglio capire, devo capire. Voglio alzare la mano e fare delle domande da semplice cittadino quale sono, che non ha nessuna risposta in tasca.
È vero che la guerra scatenata in Iraq nel 2003 dall’America del presidente Bush, con il sostegno della Gran Bretagna di Blair, alla ricerca delle armi di distruzione di massa mai trovate, ha causato l’ascesa dell’Isis?
A capo del sedicente stato islamico c’è il califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che nel 2004 venne internato dalle forze irachene-statunitensi. È vero che la commissione Combined Review and Release Board chiese ed ottenne il suo rilascio incondizionato? Perché è stato permesso?
È vero che l’Isis è finanziato principalmente dall'Arabia Saudita a cui solo qualche settimana fa abbiamo stretto la mano? Quanti Paesi lo fanno?
Dove sono stati costruiti i proiettili che hanno ucciso per mano assassina e bestiale le persone di Parigi?
Chi ha fabbricato le loro armi?
Chi ha addestra i terroristi?
È vero che la Francia quest’anno raddoppierà i suoi introiti rispetto al 2014 per la vendita di armi?
È vero che l’Italia - il mio bel paese - vende armi per oltre 54 miliardi di euro, in buona parte distribuite tra Medio-Oriente e Nord Africa?
È vero che Stati Uniti, Francia, Cina, Russia e Regno Unito vendono al califfato oltre l’80% delle mine antiuomo che generano – ovunque – morte e terrore: si tratta di cinque paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Dov’è l’Organizzazione delle Nazioni Unite?
È stato detto che gli atti terroristici sono dichiarazioni di guerra che costituiscono aggressioni verso la civiltà, è vero.
Ma noi, con le premesse di cui sopra, noi occidentali e in buona parte cristiani, quanta ‘civiltà’ crediamo di esportare?
Oggi di fronte a un problema di terrorismo internazionale che rende vulnerabili le nostre città, viene invocata ancora una volta come risoluzione finale e strategica la guerra, strumento in cui non ho mai creduto.
Dall’11 settembre del 2001 a oggi quante guerre abbiamo fatto? Quante sono in corso? Cos’è cambiato sul piano della sicurezza: siamo più sicuri?
Più passa il tempo e più parlare di pace sembra essere privo di senso; un senso che si sta perdendo, se gli affari degli Stati, quelli che fanno sfregare le mani, portano da tutt’altra parte.
A voi che uccidete e vi lavate la bocca con i versetti di un libro sacro chiedo: cosa vuol dire uccidere in nome di Dio?
Siete il frutto più amaro della terra, quello che si sputa; siete la risposta più crudele che l’uomo ha dato a se stesso, il fallimento vivente di questa civiltà, l’abnegazione stessa di Dio, avete costretto alla vergogna gente della vostra stessa fede che prova il nostro stesso dolore.
A voi signori presidenti e amministratori delegati, che vi definite anche cristiani, ma che continuate a impacchettare guerre, a voi che ora correte a difenderci dai mostri che avete generato, a voi che autorizzate la fabbricazione delle armi che poi vendete nei vostri traffici internazionali, a voi che state armando il mondo intero, domando: ma cosa pensa di voi il vostro Dio se ne avete uno, e se non lo avete chiedetevi che razza di uomini siete.
Io vi ritengo complici.
E non perdono, non ve lo meritate il mio perdono, fino a quando ci sarà un bambino che vivrà la guerra, fino a quando ci sarà un bambino soldato armato dai vostri fucili, io non vi perdono e vi riterrò corresponsabili. Non m’importa più delle vostre bandiere a mezz’asta, delle vostre audizioni in parlamento, del vostro sfilare dietro un corteo tutti in fila, non vi credo più, non vi giustifico più perché voi sapete.
Sono solo le parole di Antoine Leiris, marito di Hélène Muyal, morta nella strage del Bataclan e padre del piccolo Marvil, che mi aiutano a trovare delle risposte e che mi fanno comprendere che l’unica vera forza che ci salverà sarà l’amore, quello di un marito verso la propria moglie, quello di un padre verso il suo piccolo di diciassette mesi; ci salverà la forza dei genitori di Valeria Solesin e la dignità di altri morti, quelli che contano poco o nulla per l’occidente: quelli di Beirut, quelle dei curdi, degli sciiti, dei gay buttati giù dalle torri, dei cristiani perseguitati a Mosul e altrove, dei profughi affogati nel profondo Mediterraneo…
È solo il rispetto che ho verso la vita, è solo la responsabilità che devo avere da uomo e cittadino verso i bambini di oggi, che mi fanno trovare la forza per gridare ancora più forte l’urgenza di definire una politica estera europea comune, fondata sul dialogo interculturale e interreligioso, che riconosca al tempo stesso la centralità delle Nazioni Unite, anch’esse da riformare considerato i veti da cui è ingabbiata.
E noi, semplici uomini e donne, semplici cittadini che ci alziamo la mattina per andare a lavorare, o che lo stiamo ancora cercando un lavoro, o che facciamo le casalinghe, o che lavoriamo la terra, o che insegniamo in una classe, o che andiamo in fabbrica a lavorare per ore in una catena di montaggio, o che facciamo i fotografi, gli autisti, gli idraulici, i muratori, le sarte, i medici, gli impiegati; noi che aspettiamo un bambino o che non ne abbiamo, noi che ne abbiamo già due e ne vogliamo fare un altro, noi che cantiamo in un coro, noi che sediamo sui banchi di scuola, o che aspettiamo d’innamorarci, noi che ci inginocchiamo per pregare in una chiesa, in una moschea, in una sinagoga, noi che non crediamo più in nessun dio, noi dobbiamo essere forti, lungimiranti, coraggiosi, dobbiamo trovare la forza per ristabilire nuovi equilibri, nuove prospettive, dobbiamo tornare a salutarci per strada e a sorriderci, recuperare le periferie delle città e del mondo, integrare, studiare, dobbiamo riprendere i fili spezzati del dialogo nel tentativo di poter riaffermare l’umanità che ormai da tempo abbiamo perduto.
E se alla fine ci salveremo sarà solo per merito nostro.
Francesco A. P. Saggese
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